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Working Paper: EU labour migration policy by other means?
20 Febbraio 2015

EN With the entry into force of the Amsterdam Treaty in 1999, the European Union (EU) has been awarded important competences in the field of visa, asylum and immigration. Almost 15 years later, results achieved portray an imbalanced picture. Irregular migration and border management have received the strongest political support and therefore led to extremely important legal and operational developments. At the same time, the field of labour migration policies has faced a clear resistance of member states to transfer regulatory powers to the European institutions. However, significant developments towards a greater and stronger European governance in the field of labour migration policies could emerge from the implementation of new coordination mechanisms of economic and fiscal policies introduced as a result of the economic and financial crisis, in particular of the European Semester .

In this short working paper, Yves Pascouau, senior policy analyst at the EPC (European Policy Centre), a Brussels-based think-thank, outlines the past developments in the field of labour migration policies and reflects on the prospects that could open up with the strengthening of the new European governance tools in the fiscal, economic and employment policy fields.


IT A partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1999 l’Unione Europea ha progressivamente acquisito importanti competenze nel campo dell’immigrazione, dell’asilo e delle politiche sui visti. Tuttavia, 15 anni più tardi, i risultati raggiunti sembrano alquanto sbilanciati: la gestione delle migrazioni irregolari e il controllo delle frontiere sono stati gli ambiti dove l’interesse politico è stato più forte e i risultati in termini di strumenti legali e operativi maggiori. Allo stesso tempo, il campo delle politiche migratorie per lavoro è stato quello in cui le resistenze degli stati membri a cedere poteri di regolazione alla sfera europea sono state particolarmente tenaci. Significativi sviluppi verso una maggiore e più forte governance europea nel campo delle politiche di immigrazione per lavoro potrebbero però emergere dai nuovi strumenti di coordinazione della governance in materia economica e fiscale introdotti a seguito della crisi economica e finanziaria, in particolare dal meccanismo del Semestre Europeo.

In questo breve contributo, Yves Pascouau, senior policy analyst all’EPC (European Policy Centre) di Bruxelles, delinea la traiettoria degli sviluppi passati nel campo delle politiche migratorie per il lavoro e propone nuovi spunti di riflessione sulle prospettive che potrebbero aprirsi con il rafforzamento degli strumenti di coordinamento europeo in materia di politica economica, fiscale e di impiego.

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Working Paper: EU labour migration policy by other means?
20 Febbraio 2015

EN With the entry into force of the Amsterdam Treaty in 1999, the European Union (EU) has been awarded important competences in the field of visa, asylum and immigration. Almost 15 years later, results achieved portray an imbalanced picture. Irregular migration and border management have received the strongest political support and therefore led to extremely important legal and operational developments. At the same time, the field of labour migration policies has faced a clear resistance of member states to transfer regulatory powers to the European institutions. However, significant developments towards a greater and stronger European governance in the field of labour migration policies could emerge from the implementation of new coordination mechanisms of economic and fiscal policies introduced as a result of the economic and financial crisis, in particular of the European Semester .

In this short working paper, Yves Pascouau, senior policy analyst at the EPC (European Policy Centre), a Brussels-based think-thank, outlines the past developments in the field of labour migration policies and reflects on the prospects that could open up with the strengthening of the new European governance tools in the fiscal, economic and employment policy fields.


IT A partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1999 l’Unione Europea ha progressivamente acquisito importanti competenze nel campo dell’immigrazione, dell’asilo e delle politiche sui visti. Tuttavia, 15 anni più tardi, i risultati raggiunti sembrano alquanto sbilanciati: la gestione delle migrazioni irregolari e il controllo delle frontiere sono stati gli ambiti dove l’interesse politico è stato più forte e i risultati in termini di strumenti legali e operativi maggiori. Allo stesso tempo, il campo delle politiche migratorie per lavoro è stato quello in cui le resistenze degli stati membri a cedere poteri di regolazione alla sfera europea sono state particolarmente tenaci. Significativi sviluppi verso una maggiore e più forte governance europea nel campo delle politiche di immigrazione per lavoro potrebbero però emergere dai nuovi strumenti di coordinazione della governance in materia economica e fiscale introdotti a seguito della crisi economica e finanziaria, in particolare dal meccanismo del Semestre Europeo.

In questo breve contributo, Yves Pascouau, senior policy analyst all’EPC (European Policy Centre) di Bruxelles, delinea la traiettoria degli sviluppi passati nel campo delle politiche migratorie per il lavoro e propone nuovi spunti di riflessione sulle prospettive che potrebbero aprirsi con il rafforzamento degli strumenti di coordinamento europeo in materia di politica economica, fiscale e di impiego.

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20 Febbraio 2015

EN With the entry into force of the Amsterdam Treaty in 1999, the European Union (EU) has been awarded important competences in the field of visa, asylum and immigration. Almost 15 years later, results achieved portray an imbalanced picture. Irregular migration and border management have received the strongest political support and therefore led to extremely important legal and operational developments. At the same time, the field of labour migration policies has faced a clear resistance of member states to transfer regulatory powers to the European institutions. However, significant developments towards a greater and stronger European governance in the field of labour migration policies could emerge from the implementation of new coordination mechanisms of economic and fiscal policies introduced as a result of the economic and financial crisis, in particular of the European Semester .

In this short working paper, Yves Pascouau, senior policy analyst at the EPC (European Policy Centre), a Brussels-based think-thank, outlines the past developments in the field of labour migration policies and reflects on the prospects that could open up with the strengthening of the new European governance tools in the fiscal, economic and employment policy fields.


IT A partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1999 l’Unione Europea ha progressivamente acquisito importanti competenze nel campo dell’immigrazione, dell’asilo e delle politiche sui visti. Tuttavia, 15 anni più tardi, i risultati raggiunti sembrano alquanto sbilanciati: la gestione delle migrazioni irregolari e il controllo delle frontiere sono stati gli ambiti dove l’interesse politico è stato più forte e i risultati in termini di strumenti legali e operativi maggiori. Allo stesso tempo, il campo delle politiche migratorie per lavoro è stato quello in cui le resistenze degli stati membri a cedere poteri di regolazione alla sfera europea sono state particolarmente tenaci. Significativi sviluppi verso una maggiore e più forte governance europea nel campo delle politiche di immigrazione per lavoro potrebbero però emergere dai nuovi strumenti di coordinazione della governance in materia economica e fiscale introdotti a seguito della crisi economica e finanziaria, in particolare dal meccanismo del Semestre Europeo.

In questo breve contributo, Yves Pascouau, senior policy analyst all’EPC (European Policy Centre) di Bruxelles, delinea la traiettoria degli sviluppi passati nel campo delle politiche migratorie per il lavoro e propone nuovi spunti di riflessione sulle prospettive che potrebbero aprirsi con il rafforzamento degli strumenti di coordinamento europeo in materia di politica economica, fiscale e di impiego.

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