A partire dall’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1999 l’Unione Europea ha progressivamente acquisito importanti competenze nel campo dell’immigrazione, dell’asilo e delle politiche sui visti. Tuttavia, 15 anni più tardi, i risultati raggiunti sembrano alquanto sbilanciati: la gestione delle migrazioni irregolari e il controllo delle frontiere sono stati gli ambiti dove l’interesse politico è stato più forte e i risultati in termini di strumenti legali e operativi maggiori. Allo stesso tempo, il campo delle politiche migratorie per lavoro è stato quello in cui le resistenze degli stati membri a cedere poteri di regolazione alla sfera europea sono state particolarmente tenaci. Significativi sviluppi verso una maggiore e più forte governance europea nel campo delle politiche di immigrazione per lavoro potrebbero però emergere dai nuovi strumenti di coordinazione della governance in materia economica e fiscale introdotti a seguito della crisi economica e finanziaria, in particolare dal meccanismo del Semestre Europeo.
In questo breve contributo, Yves Pascouau, senior policy analyst all’EPC (European Policy Centre) di Bruxelles, delinea la traiettoria degli sviluppi passati nel campo delle politiche migratorie per il lavoro e propone nuovi spunti di riflessione sulle prospettive che potrebbero aprirsi con il rafforzamento degli strumenti di coordinamento europeo in materia di politica economica, fiscale e di impiego.


