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Seminario “Rifugiati tra crisi e umanitarismo. Ripensare Hannah Arendt in Medio Oriente”. giovedì 17 novembre ore 16.00

All’interno del ciclo di seminari “SOCIETA’ MIGRANTE” vi segnaliamo il seminario Rifugiati tra crisi e umanitarismo. Ripensare Hannah Arendt in Medio Oriente‪‎ tenuto da Ruba Salih (SOAS, Londra)

Il seminario si terrà Giovedì 17 novembre 2016 alle ore  16.00 presso la Sala lauree Blu Grande, Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100/A, Torino.

Nella sua analisi della situazione di rifugiati e apolidi nell’Europa post-bellica, Hannah Arendt ha suggerito come non ci possa essere umanità senza diritti e senza appartenenza a uno stato-nazione. Nonostante sia ancora di fondamentale importanza per la comprensione della situazione dei profughi contemporanei, l’analisi di Arendt si basava su un dualismo tra coloro che hanno diritti (i cittadini) e quelli che non li hanno (rifugiati e apolidi). Tuttavia a differenza dell’Europa, nel mondo post-coloniale lo Stato moderno ha finito per essere molto più “provvisorio e parziale, dispotico e straordinariamente violento” (Blom-Hansen & Stepputat, 2005: 27). Lo stato post-coloniale è in relazione non tanto con la libertà e con i diritti, quanto con la violenza e con l’arbitrio nella concessione di privilegi sulla base dell’appartenenza tribale, di setta e di classe. Ruba Salih rifletterà su due argomenti. In primo luogo in Medio Oriente la linea di confine tra apolidia ed esperienza quotidiana di “statualità” è confusa. In secondo luogo i rifugiati non sono semplicemente esclusi da un principio di legalità che altrimenti funziona, e non sono semplicemente alla ricerca di “inclusione” all’interno dello stato-nazione. Basandosi su materiale etnografico raccolto tra il 2010 e il 2014 tra i rifugiati palestinesi in Libano e Giordania, indaga le rivendicazioni, gli immaginari e le aspirazioni dei rifugiati; finiscono per fornire una potente critica alle pratiche dello Stato, della cittadinanza e della sovranità attuali. In conclusione suggerisce che i rifugiati stanno introducendo forme di dissenso, con le quali si riappropriano dell’umanità come base per i diritti.

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Nella sua analisi della situazione di rifugiati e apolidi nell’Europa post-bellica, Hannah Arendt ha suggerito come non ci possa essere umanità senza diritti e senza appartenenza a uno stato-nazione. Nonostante sia ancora di fondamentale importanza per la comprensione della situazione dei profughi contemporanei, l’analisi di Arendt si basava su un dualismo tra coloro che hanno diritti (i cittadini) e quelli che non li hanno (rifugiati e apolidi). Tuttavia a differenza dell’Europa, nel mondo post-coloniale lo Stato moderno ha finito per essere molto più “provvisorio e parziale, dispotico e straordinariamente violento” (Blom-Hansen & Stepputat, 2005: 27). Lo stato post-coloniale è in relazione non tanto con la libertà e con i diritti, quanto con la violenza e con l’arbitrio nella concessione di privilegi sulla base dell’appartenenza tribale, di setta e di classe. Ruba Salih rifletterà su due argomenti. In primo luogo in Medio Oriente la linea di confine tra apolidia ed esperienza quotidiana di “statualità” è confusa. In secondo luogo i rifugiati non sono semplicemente esclusi da un principio di legalità che altrimenti funziona, e non sono semplicemente alla ricerca di “inclusione” all’interno dello stato-nazione. Basandosi su materiale etnografico raccolto tra il 2010 e il 2014 tra i rifugiati palestinesi in Libano e Giordania, indaga le rivendicazioni, gli immaginari e le aspirazioni dei rifugiati; finiscono per fornire una potente critica alle pratiche dello Stato, della cittadinanza e della sovranità attuali. In conclusione suggerisce che i rifugiati stanno introducendo forme di dissenso, con le quali si riappropriano dell’umanità come base per i diritti.

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Nella sua analisi della situazione di rifugiati e apolidi nell’Europa post-bellica, Hannah Arendt ha suggerito come non ci possa essere umanità senza diritti e senza appartenenza a uno stato-nazione. Nonostante sia ancora di fondamentale importanza per la comprensione della situazione dei profughi contemporanei, l’analisi di Arendt si basava su un dualismo tra coloro che hanno diritti (i cittadini) e quelli che non li hanno (rifugiati e apolidi). Tuttavia a differenza dell’Europa, nel mondo post-coloniale lo Stato moderno ha finito per essere molto più “provvisorio e parziale, dispotico e straordinariamente violento” (Blom-Hansen & Stepputat, 2005: 27). Lo stato post-coloniale è in relazione non tanto con la libertà e con i diritti, quanto con la violenza e con l’arbitrio nella concessione di privilegi sulla base dell’appartenenza tribale, di setta e di classe. Ruba Salih rifletterà su due argomenti. In primo luogo in Medio Oriente la linea di confine tra apolidia ed esperienza quotidiana di “statualità” è confusa. In secondo luogo i rifugiati non sono semplicemente esclusi da un principio di legalità che altrimenti funziona, e non sono semplicemente alla ricerca di “inclusione” all’interno dello stato-nazione. Basandosi su materiale etnografico raccolto tra il 2010 e il 2014 tra i rifugiati palestinesi in Libano e Giordania, indaga le rivendicazioni, gli immaginari e le aspirazioni dei rifugiati; finiscono per fornire una potente critica alle pratiche dello Stato, della cittadinanza e della sovranità attuali. In conclusione suggerisce che i rifugiati stanno introducendo forme di dissenso, con le quali si riappropriano dell’umanità come base per i diritti.

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