Si parla molto di politiche migratorie, per criticarne l’impostazione, lamentarne l’inefficacia, invocarne di più rigorose o di più aperte. Ma spesso, nel dibattito pubblico, prevale una visione mitizzata o comunque irrealistica, delle politiche migratorie: o ne viene esagerata l’efficacia potenziale nel guidare i processi sociali (nessuno si sognerebbe di chiedere alla politica fiscale, per esempio, l’efficacia assoluta che alcuni sembrano aspettarsi dal controllo delle frontiere); oppure si presentano come necessariamente votate al fallimento (suggerendo che le migrazioni sono un “fenomeno incontrollabile”). Ovviamente, la verità sta da qualche parte nel mezzo: ma dove, esattamente? Paradossalmente, rispetto a questa domanda decisiva, scarseggiano le risposte credibili, fondate su solidi risultati di ricerca. Il presunto effectiveness gap, più o meno sistematico, tra obiettivi dichiarati e risultati percepiti delle politiche migratorie, è da tempo un tema importante della riflessione teorica su questo ambito di policy. Ma, sul piano empirico, le nostre conoscenze rimangono scarse. Perciò, FIERI presenta con particolare soddisfazione questo working paper di Alessio Cangiano, nostro collaboratore di lunga data, e di Roberto Impicciatore. A partire da dati nuovi e con metodo innovativo, i due studiosi indagano il complesso rapporto tra processi migratorie, strategie individuali e famigliari, e quadro politico-normativo del paese di destinazione. I risultati, basati su un’ampia comparazione relativa a undici paesi europei, non sono solo interessanti per il ricercatore, ma anche rilevanti per chi le politiche le deve elaborare ed applicare.


