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Indagando il nesso tra migrazioni e cambiamento climatico. Storie dal Mediterraneo
16 Gennaio 2024

Con questa rubrica, inaugurata da una serie di reportage di Stefano Liberti accompagnati da fotografie originali di Francesco Bellina, vogliamo concentrarci sui complessi intrecci di fattori che determinano le dinamiche migratorie nel Mediterraneo.

In opposizione a rappresentazioni decontestualizzate dei flussi migratori, che li riducono a fenomeni meccanici, arginabili con strumenti repressivi, le analisi che proponiamo ne evidenziano la natura intrinsecamente multifattoriale.

In particolare, ci sembra importante mettere a fuoco il rapporto stretto e innegabile, ma non riducibile a modelli deterministici, tra il cambiamento climatico in corso e le scelte migratorie.

Nel dibattito pubblico in corso, tendono a prevalere semplificazioni di segno opposto. Da un lato, vi è chi irresponsabilmente nega o minimizza il nesso ambiente-migrazioni; all’estremo opposto, si trova chi, vaticinando esodi di massa, contribuisce a narrazioni già fortemente allarmistiche.

La realtà è assai più complessa di così ed è, per fortuna, aperta a esiti molteplici. Capirla per poi provare a governarla in maniera equilibrata e sostenibile, uscendo da logiche opportunistiche e di breve periodo, richiederebbe enormi investimenti, anche sul piano della ricerca. Pur consapevoli della sua portata limitata, speriamo che questa rubrica possa ispirare e promuovere passi ulteriori nella stessa direzione.

Maggior sostenitore

a cura di:
Stefano Liberti
Giornalista
AREE TEMATICHE
PROGETTO
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Indagando il nesso tra migrazioni e cambiamento climatico. Storie dal Mediterraneo
16 Gennaio 2024

Con questa rubrica, inaugurata da una serie di reportage di Stefano Liberti accompagnati da fotografie originali di Francesco Bellina, vogliamo concentrarci sui complessi intrecci di fattori che determinano le dinamiche migratorie nel Mediterraneo.

In opposizione a rappresentazioni decontestualizzate dei flussi migratori, che li riducono a fenomeni meccanici, arginabili con strumenti repressivi, le analisi che proponiamo ne evidenziano la natura intrinsecamente multifattoriale.

In particolare, ci sembra importante mettere a fuoco il rapporto stretto e innegabile, ma non riducibile a modelli deterministici, tra il cambiamento climatico in corso e le scelte migratorie.

Nel dibattito pubblico in corso, tendono a prevalere semplificazioni di segno opposto. Da un lato, vi è chi irresponsabilmente nega o minimizza il nesso ambiente-migrazioni; all’estremo opposto, si trova chi, vaticinando esodi di massa, contribuisce a narrazioni già fortemente allarmistiche.

La realtà è assai più complessa di così ed è, per fortuna, aperta a esiti molteplici. Capirla per poi provare a governarla in maniera equilibrata e sostenibile, uscendo da logiche opportunistiche e di breve periodo, richiederebbe enormi investimenti, anche sul piano della ricerca. Pur consapevoli della sua portata limitata, speriamo che questa rubrica possa ispirare e promuovere passi ulteriori nella stessa direzione.

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16 Gennaio 2024

Con questa rubrica, inaugurata da una serie di reportage di Stefano Liberti accompagnati da fotografie originali di Francesco Bellina, vogliamo concentrarci sui complessi intrecci di fattori che determinano le dinamiche migratorie nel Mediterraneo.

In opposizione a rappresentazioni decontestualizzate dei flussi migratori, che li riducono a fenomeni meccanici, arginabili con strumenti repressivi, le analisi che proponiamo ne evidenziano la natura intrinsecamente multifattoriale.

In particolare, ci sembra importante mettere a fuoco il rapporto stretto e innegabile, ma non riducibile a modelli deterministici, tra il cambiamento climatico in corso e le scelte migratorie.

Nel dibattito pubblico in corso, tendono a prevalere semplificazioni di segno opposto. Da un lato, vi è chi irresponsabilmente nega o minimizza il nesso ambiente-migrazioni; all’estremo opposto, si trova chi, vaticinando esodi di massa, contribuisce a narrazioni già fortemente allarmistiche.

La realtà è assai più complessa di così ed è, per fortuna, aperta a esiti molteplici. Capirla per poi provare a governarla in maniera equilibrata e sostenibile, uscendo da logiche opportunistiche e di breve periodo, richiederebbe enormi investimenti, anche sul piano della ricerca. Pur consapevoli della sua portata limitata, speriamo che questa rubrica possa ispirare e promuovere passi ulteriori nella stessa direzione.

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