Martedì 11 marzo 2025 la Commissione Europea ha proposto un radicale inasprimento delle norme in materia di espulsione dei migranti irregolari (qui il comunicato stampa e la proposta di regolamento).
Il nuovo approccio prevede anche la assai controversa possibilità del trasferimento forzato verso “paesi quarti” (né d’origine né di transito), che accettino di operare come return hubs, ossia piattaforme di trattenimento temporaneo in attesa di rimpatrio (si veda in proposito il position paper dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali).
Questa iniziativa della Commissione rovescia un’impostazione consolidata a livello UE, che ha finora dato priorità al rimpatrio volontario assistito, generalmente considerato come un’opzione più economica ed efficace (prima ancora che più umana), rispetto al rimpatrio forzato. La svolta proposta da Brunner e von der Leyen ha motivazioni tutte politiche e un retrogusto populista.
In un momento come questo, è importante non abbandonare un approccio pragmatico ed evidence-based nei confronti di una componente centrale della politica migratoria. E’ quello che FIERI ha tentato di fare con un laboratorio partecipativo sui ritorni, condotto con un ristretto gruppi di esperti/e con retroterra migratorio, all’interno di un più ampio progetto di ricerca coordinato dall’Università di Milano-Bicocca (progetto NADIHO: “Navigating Returns: West African Experiences of Difficult Homecoming”). Presentiamo oggi un documento di inquadramento generale sulle politiche di ritorno volontario e un manifesto programmatico contenente gli indirizzi emersi durante questo percorso partecipativo.









