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I DIBATTITI di “Crocevia di Sguardi”. Online, mercoledì 16 novembre, ore 17,00

Diretta Facebook: mercoledì 16 novembre, ore 17.00

con Annalisa Frisina (Università di Padova) e Dagmawi Yimer (regista)

“Arte, diaspora e critica sociale”

Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer discuteranno sul rapporto tra produzione artistica dei migranti, forme di autorappresentazione, agency e partecipazione dal basso. Con i loro contributi aiuteranno a capire in che forme e a quali condizioni l’attività artistica permetta di rendere udibili le istanze collettive e di produrre trasformazioni sociali, culturali e politiche. 

Nella prima parte, Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer proporranno una loro riflessione su che cosa significa fare arte per migranti, rifugiati e i loro discendenti in un “mondo ostile”, cioè in un contesto politico dove il razzismo istituzionale produce violenza strutturale e riproduce gerarchie sociali, ostacolando la solidarietà antirazzista.

Nella seconda parte, si soffermeranno sul cinema (in particolare su quello partecipativo) come forma di emancipazione personale e collettiva. A partire dal film “Blue, Red, Deport”, mostreranno l’importanza dell’autorappresentazione per le persone razzializzate, in modo da rifiutare il ruolo di vittima o di pericolo pubblico e mostrare la propria condizione affermando la propria dignità e soggettività politica.


Annalisa Frisina è professoressa associata di Sociologia presso Università di Padova, dove insegna “Razzismi contemporanei” e corsi sui metodi di ricerca qualitativa e visuale. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la sociologia del razzismo e delle migrazioni. Tra le sue ultime pubblicazioni (con S. A. Kyeremeh), “Music and words against racism. A qualitative study with racialized artists in Italy, in Ethnic and Racial Studies (2022), e “Arte e processi di contro-razzializzazione. Un percorso di ricerca qualitativa con i figli illegittimi d’Italia”, in Studi Culturali (2021).

Dagmawi Yimer è un regista etiope, residente in Italia come rifugiato dal 2006. Dopo aver partecipato, nel 2007, al corso di video-narrazione dell’associazione Asinitas, comincia la sua attività di regista. Si occupa di mediazione linguistica e culturale e dal 2010 collabora con l’Archivio delle memorie migranti, associazione di cui è vicepresidente. Tra le sue opere ricordiamo “Va’ pensiero – Storie ambulanti” (2013), “Asmat” – cortometraggio (2014), e (con Letizia Gullo), “Giocherenda”, co-regia – cortometraggio (2019).

Sul sito dedicato alla rassegna si trovano tutte le informazioni utili.

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Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer discuteranno sul rapporto tra produzione artistica dei migranti, forme di autorappresentazione, agency e partecipazione dal basso. Con i loro contributi aiuteranno a capire in che forme e a quali condizioni l’attività artistica permetta di rendere udibili le istanze collettive e di produrre trasformazioni sociali, culturali e politiche. 

Nella prima parte, Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer proporranno una loro riflessione su che cosa significa fare arte per migranti, rifugiati e i loro discendenti in un “mondo ostile”, cioè in un contesto politico dove il razzismo istituzionale produce violenza strutturale e riproduce gerarchie sociali, ostacolando la solidarietà antirazzista.

Nella seconda parte, si soffermeranno sul cinema (in particolare su quello partecipativo) come forma di emancipazione personale e collettiva. A partire dal film “Blue, Red, Deport”, mostreranno l’importanza dell’autorappresentazione per le persone razzializzate, in modo da rifiutare il ruolo di vittima o di pericolo pubblico e mostrare la propria condizione affermando la propria dignità e soggettività politica.


Annalisa Frisina è professoressa associata di Sociologia presso Università di Padova, dove insegna “Razzismi contemporanei” e corsi sui metodi di ricerca qualitativa e visuale. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la sociologia del razzismo e delle migrazioni. Tra le sue ultime pubblicazioni (con S. A. Kyeremeh), “Music and words against racism. A qualitative study with racialized artists in Italy, in Ethnic and Racial Studies (2022), e “Arte e processi di contro-razzializzazione. Un percorso di ricerca qualitativa con i figli illegittimi d’Italia”, in Studi Culturali (2021).

Dagmawi Yimer è un regista etiope, residente in Italia come rifugiato dal 2006. Dopo aver partecipato, nel 2007, al corso di video-narrazione dell’associazione Asinitas, comincia la sua attività di regista. Si occupa di mediazione linguistica e culturale e dal 2010 collabora con l’Archivio delle memorie migranti, associazione di cui è vicepresidente. Tra le sue opere ricordiamo “Va’ pensiero – Storie ambulanti” (2013), “Asmat” – cortometraggio (2014), e (con Letizia Gullo), “Giocherenda”, co-regia – cortometraggio (2019).

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Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer discuteranno sul rapporto tra produzione artistica dei migranti, forme di autorappresentazione, agency e partecipazione dal basso. Con i loro contributi aiuteranno a capire in che forme e a quali condizioni l’attività artistica permetta di rendere udibili le istanze collettive e di produrre trasformazioni sociali, culturali e politiche. 

Nella prima parte, Annalisa Frisina e Dagmawi Yimer proporranno una loro riflessione su che cosa significa fare arte per migranti, rifugiati e i loro discendenti in un “mondo ostile”, cioè in un contesto politico dove il razzismo istituzionale produce violenza strutturale e riproduce gerarchie sociali, ostacolando la solidarietà antirazzista.

Nella seconda parte, si soffermeranno sul cinema (in particolare su quello partecipativo) come forma di emancipazione personale e collettiva. A partire dal film “Blue, Red, Deport”, mostreranno l’importanza dell’autorappresentazione per le persone razzializzate, in modo da rifiutare il ruolo di vittima o di pericolo pubblico e mostrare la propria condizione affermando la propria dignità e soggettività politica.


Annalisa Frisina è professoressa associata di Sociologia presso Università di Padova, dove insegna “Razzismi contemporanei” e corsi sui metodi di ricerca qualitativa e visuale. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la sociologia del razzismo e delle migrazioni. Tra le sue ultime pubblicazioni (con S. A. Kyeremeh), “Music and words against racism. A qualitative study with racialized artists in Italy, in Ethnic and Racial Studies (2022), e “Arte e processi di contro-razzializzazione. Un percorso di ricerca qualitativa con i figli illegittimi d’Italia”, in Studi Culturali (2021).

Dagmawi Yimer è un regista etiope, residente in Italia come rifugiato dal 2006. Dopo aver partecipato, nel 2007, al corso di video-narrazione dell’associazione Asinitas, comincia la sua attività di regista. Si occupa di mediazione linguistica e culturale e dal 2010 collabora con l’Archivio delle memorie migranti, associazione di cui è vicepresidente. Tra le sue opere ricordiamo “Va’ pensiero – Storie ambulanti” (2013), “Asmat” – cortometraggio (2014), e (con Letizia Gullo), “Giocherenda”, co-regia – cortometraggio (2019).

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