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I DIBATTITI di “Crocevia di Sguardi”. Online, Giovedì 4 novembre, ore 17,30

Diretta Facebook: giovedì 4 novembre, ore 17.30

 

con Luca Jourdan (Università di Bologna) e Antonella Ceccagno (Università di Bologna)

 

Nuovi colonialismi. Africa e Cina e confronto

Buddha in Africa è una rappresentazione potente e attuale dei modi molteplici e inaspettati in cui il soft power cinese sta operando in Africa. Il soft power nel documentario è incarnato da monaci che dovrebbero essere distaccati dal mondo, ma che invece incarnano quanto di più terreno e immutabile esista: la lotta per guadagnarsi una posizione egemone.  Il monastero buddista e il tipo di educazione che offre, in bilico tra disciplina come metodo e opportunità che gli orfani non possono permettersi di perdere, si propone come un progetto globale di successo, in espansione in ogni paese africano.   Allo stesso tempo è una metafora di forme di cooptazione e dominazione sia nuove sia del passato. Rimanda infatti uno spaccato di vita complicato dalla coesistenza di 1) modelli culturali cinesi – gli stessi che si ritrovano, ad esempio, tra i manager della Cina popolare che lavorano in Africa -, e 2) discorsi sull’ Africa e sul ruolo dei colonizzatori che hanno caratterizzato la penetrazione coloniale occidentale.

Su tutto domina però l’ambiguità in termini di sovrapposizione tra civiltà cinese e ‘Cina’. L’essenzializzazione della cultura/civiltà cinese si articolai in progetto egemonico globale di occupazione di spazi culturali, sociali, economici e politici.  Buddha in Africa presenta un triangolo: la Cina, potenza emergente; l’Africa, continente ancor una volta da colonizzare; l’Occidente, attore non citato ma pur sempre sullo sfondo delle narrrazioni.

 


Antonella Ceccagno è docente di sociologia all’Università di Bologna.  Ha tenuto il primo corso su China in Africa all’Università di Vienna nel 2011. Oggi insegna China in Africa e Asian im/mobilities all’Universita’ di Bologna. I suoi temi di ricerca sono le migrazioni, le mobilità e il lavoro. Da decenni si occupa dei cinesi che vivono al di fuori della Cina. La pandemia l’ha spinta a cercare di capire come nell’era del Covid 19 la Cina ridisegna il suo spazio transnazionale attraverso una serrata governance digitale sulla sua popolazione diasporica.

 

 

Luca Jourdan è professore di antropologia culturale e di antropologia dei processi politici presso l’Università di Bologna. Ha lavorato nell’ambito della cooperazione in Chad, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo e Vietnam. A partire dal 2001 ha condotto una ricerca di terreno nel Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo) sul rapporto giovani/guerra, la crisi dell’infanzia, l’economia informale e la frontiera. E’ membro della Missione etnologica italiana in Africa Equatoriale, e si sta occupando dell’impatto della crisi ambientale fra le società isolane del lago Vittoria.

Sul sito dedicato alla rassegna si trovano tutte le informazioni utili.

 

 

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Buddha in Africa è una rappresentazione potente e attuale dei modi molteplici e inaspettati in cui il soft power cinese sta operando in Africa. Il soft power nel documentario è incarnato da monaci che dovrebbero essere distaccati dal mondo, ma che invece incarnano quanto di più terreno e immutabile esista: la lotta per guadagnarsi una posizione egemone.  Il monastero buddista e il tipo di educazione che offre, in bilico tra disciplina come metodo e opportunità che gli orfani non possono permettersi di perdere, si propone come un progetto globale di successo, in espansione in ogni paese africano.   Allo stesso tempo è una metafora di forme di cooptazione e dominazione sia nuove sia del passato. Rimanda infatti uno spaccato di vita complicato dalla coesistenza di 1) modelli culturali cinesi – gli stessi che si ritrovano, ad esempio, tra i manager della Cina popolare che lavorano in Africa -, e 2) discorsi sull’ Africa e sul ruolo dei colonizzatori che hanno caratterizzato la penetrazione coloniale occidentale.

Su tutto domina però l’ambiguità in termini di sovrapposizione tra civiltà cinese e ‘Cina’. L’essenzializzazione della cultura/civiltà cinese si articolai in progetto egemonico globale di occupazione di spazi culturali, sociali, economici e politici.  Buddha in Africa presenta un triangolo: la Cina, potenza emergente; l’Africa, continente ancor una volta da colonizzare; l’Occidente, attore non citato ma pur sempre sullo sfondo delle narrrazioni.

 


Antonella Ceccagno è docente di sociologia all’Università di Bologna.  Ha tenuto il primo corso su China in Africa all’Università di Vienna nel 2011. Oggi insegna China in Africa e Asian im/mobilities all’Universita’ di Bologna. I suoi temi di ricerca sono le migrazioni, le mobilità e il lavoro. Da decenni si occupa dei cinesi che vivono al di fuori della Cina. La pandemia l’ha spinta a cercare di capire come nell’era del Covid 19 la Cina ridisegna il suo spazio transnazionale attraverso una serrata governance digitale sulla sua popolazione diasporica.

 

 

Luca Jourdan è professore di antropologia culturale e di antropologia dei processi politici presso l’Università di Bologna. Ha lavorato nell’ambito della cooperazione in Chad, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo e Vietnam. A partire dal 2001 ha condotto una ricerca di terreno nel Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo) sul rapporto giovani/guerra, la crisi dell’infanzia, l’economia informale e la frontiera. E’ membro della Missione etnologica italiana in Africa Equatoriale, e si sta occupando dell’impatto della crisi ambientale fra le società isolane del lago Vittoria.

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Su tutto domina però l’ambiguità in termini di sovrapposizione tra civiltà cinese e ‘Cina’. L’essenzializzazione della cultura/civiltà cinese si articolai in progetto egemonico globale di occupazione di spazi culturali, sociali, economici e politici.  Buddha in Africa presenta un triangolo: la Cina, potenza emergente; l’Africa, continente ancor una volta da colonizzare; l’Occidente, attore non citato ma pur sempre sullo sfondo delle narrrazioni.

 


Antonella Ceccagno è docente di sociologia all’Università di Bologna.  Ha tenuto il primo corso su China in Africa all’Università di Vienna nel 2011. Oggi insegna China in Africa e Asian im/mobilities all’Universita’ di Bologna. I suoi temi di ricerca sono le migrazioni, le mobilità e il lavoro. Da decenni si occupa dei cinesi che vivono al di fuori della Cina. La pandemia l’ha spinta a cercare di capire come nell’era del Covid 19 la Cina ridisegna il suo spazio transnazionale attraverso una serrata governance digitale sulla sua popolazione diasporica.

 

 

Luca Jourdan è professore di antropologia culturale e di antropologia dei processi politici presso l’Università di Bologna. Ha lavorato nell’ambito della cooperazione in Chad, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo e Vietnam. A partire dal 2001 ha condotto una ricerca di terreno nel Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo) sul rapporto giovani/guerra, la crisi dell’infanzia, l’economia informale e la frontiera. E’ membro della Missione etnologica italiana in Africa Equatoriale, e si sta occupando dell’impatto della crisi ambientale fra le società isolane del lago Vittoria.

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