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I DIBATTITI di “Crocevia di Sguardi”. Online, Giovedì 11 novembre, ore 17,30

Diretta Facebook: giovedì 21 ottobre, ore 17.30

 

con Marcello Maneri (Università di Milano Bicocca) e Ndack Mbaye (Università di Bologna)

 

Le lunghe ombre del razzismo

Un’aggressione razzista è prima di tutto un evento che ha serie conseguenze fisiche e psicologiche sulle sue vittime. In secondo luogo, però, è sempre anche un atto politico, teso a mantenere o ristabilire la supremazia del gruppo dominante. Il significato pubblico dell’atto – la sua condanna e ancor di più la relativa celebrazione di un rituale di riparazione; o invece la sua legittimazione, giustificazione, o rimozione – ne determina le conseguenze, prima simboliche e poi materiali, in particolare sulle  strutture di dominio su cui si fonda un sistema sociale.
Marcello Maneri, passando in rassegna le principali strategie di significazione che hanno occupato l’arena pubblica in occasione degli attacchi razzisti avvenuti in Italia negli ultimi decenni, individua sia dei tratti di  fondo sia delle dinamiche cicliche che hanno portato il paese in una  spirale di violenza razzista sostanzialmente normalizzata. Ndack Mbaye nel suo intervento si ricollega al tema del razzismo istituzionale mettendo in luce come esistano persone bandite dalla cittadinanza, intesa non solo quale Istituto giuridico a definizione di uno status ma soprattutto come luogo di azione e riconoscibilità civile. Tra queste persone marginalizzate, quelle razzializzate possono essere oggetto di aggressioni a sfondo razzista, ma ciò in un contesto in cui non si nomina la razza e non ci si dichiara apertamente razzisti. Mbaye dimostra come alle aggressioni seguano indagini intimiste dell’indole del reo, allontanandosi, spesso intenzionalmente, dall’assunto sistemico e non (solo) personale del fenomeno razzista e delle condotte che anima. Leggere i fatti di cronaca e le cornici istituzionali in cui avvengono con una lente che senza retorica nomini la razza e aggredisca il sincretismo bio-sociale della diversità, è fondamentale per comprendere l’a-normalità non solo delle violenze, di per se stesse di più facile condanna, ma della narrazione del corpo nero in Italia anche quando svolta in termini ritenuti neutri o positivi.

 


Marcello Maneri insegna all’Università di Milano-Bicocca Sociologia dei media e Sociologia dei processi culturali. Si è occupato del rapporto tra informazione e potere, di sociologia del razzismo, della costruzione sociale della criminalità e della sicurezza, soprattutto con una serie di ricerche sul discorso pubblico sull’immigrazione.

Ndack Mbaye è dottoranda di ricerca presso l’Alma Mater di Bologna, dove si occupa di Storia del diritto dell’ Africa sub-sahariana pre e post coloniale.  Oltre alla ricerca accademica lavora, in qualità di consulente legale, nell’ambito del diritto dell’immigrazione e dell’asilo. Si occupa e scrive di identità e razzializzazione al crocevia della costruzione del corpo nero nei contesti della società, della giustizia criminale e della filosofia del diritto.

Sul sito dedicato alla rassegna si trovano tutte le informazioni utili.

 

 

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Un’aggressione razzista è prima di tutto un evento che ha serie conseguenze fisiche e psicologiche sulle sue vittime. In secondo luogo, però, è sempre anche un atto politico, teso a mantenere o ristabilire la supremazia del gruppo dominante. Il significato pubblico dell’atto – la sua condanna e ancor di più la relativa celebrazione di un rituale di riparazione; o invece la sua legittimazione, giustificazione, o rimozione – ne determina le conseguenze, prima simboliche e poi materiali, in particolare sulle  strutture di dominio su cui si fonda un sistema sociale.
Marcello Maneri, passando in rassegna le principali strategie di significazione che hanno occupato l’arena pubblica in occasione degli attacchi razzisti avvenuti in Italia negli ultimi decenni, individua sia dei tratti di  fondo sia delle dinamiche cicliche che hanno portato il paese in una  spirale di violenza razzista sostanzialmente normalizzata. Ndack Mbaye nel suo intervento si ricollega al tema del razzismo istituzionale mettendo in luce come esistano persone bandite dalla cittadinanza, intesa non solo quale Istituto giuridico a definizione di uno status ma soprattutto come luogo di azione e riconoscibilità civile. Tra queste persone marginalizzate, quelle razzializzate possono essere oggetto di aggressioni a sfondo razzista, ma ciò in un contesto in cui non si nomina la razza e non ci si dichiara apertamente razzisti. Mbaye dimostra come alle aggressioni seguano indagini intimiste dell’indole del reo, allontanandosi, spesso intenzionalmente, dall’assunto sistemico e non (solo) personale del fenomeno razzista e delle condotte che anima. Leggere i fatti di cronaca e le cornici istituzionali in cui avvengono con una lente che senza retorica nomini la razza e aggredisca il sincretismo bio-sociale della diversità, è fondamentale per comprendere l’a-normalità non solo delle violenze, di per se stesse di più facile condanna, ma della narrazione del corpo nero in Italia anche quando svolta in termini ritenuti neutri o positivi.

 


Marcello Maneri insegna all’Università di Milano-Bicocca Sociologia dei media e Sociologia dei processi culturali. Si è occupato del rapporto tra informazione e potere, di sociologia del razzismo, della costruzione sociale della criminalità e della sicurezza, soprattutto con una serie di ricerche sul discorso pubblico sull’immigrazione.

Ndack Mbaye è dottoranda di ricerca presso l’Alma Mater di Bologna, dove si occupa di Storia del diritto dell’ Africa sub-sahariana pre e post coloniale.  Oltre alla ricerca accademica lavora, in qualità di consulente legale, nell’ambito del diritto dell’immigrazione e dell’asilo. Si occupa e scrive di identità e razzializzazione al crocevia della costruzione del corpo nero nei contesti della società, della giustizia criminale e della filosofia del diritto.

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Marcello Maneri, passando in rassegna le principali strategie di significazione che hanno occupato l’arena pubblica in occasione degli attacchi razzisti avvenuti in Italia negli ultimi decenni, individua sia dei tratti di  fondo sia delle dinamiche cicliche che hanno portato il paese in una  spirale di violenza razzista sostanzialmente normalizzata. Ndack Mbaye nel suo intervento si ricollega al tema del razzismo istituzionale mettendo in luce come esistano persone bandite dalla cittadinanza, intesa non solo quale Istituto giuridico a definizione di uno status ma soprattutto come luogo di azione e riconoscibilità civile. Tra queste persone marginalizzate, quelle razzializzate possono essere oggetto di aggressioni a sfondo razzista, ma ciò in un contesto in cui non si nomina la razza e non ci si dichiara apertamente razzisti. Mbaye dimostra come alle aggressioni seguano indagini intimiste dell’indole del reo, allontanandosi, spesso intenzionalmente, dall’assunto sistemico e non (solo) personale del fenomeno razzista e delle condotte che anima. Leggere i fatti di cronaca e le cornici istituzionali in cui avvengono con una lente che senza retorica nomini la razza e aggredisca il sincretismo bio-sociale della diversità, è fondamentale per comprendere l’a-normalità non solo delle violenze, di per se stesse di più facile condanna, ma della narrazione del corpo nero in Italia anche quando svolta in termini ritenuti neutri o positivi.

 


Marcello Maneri insegna all’Università di Milano-Bicocca Sociologia dei media e Sociologia dei processi culturali. Si è occupato del rapporto tra informazione e potere, di sociologia del razzismo, della costruzione sociale della criminalità e della sicurezza, soprattutto con una serie di ricerche sul discorso pubblico sull’immigrazione.

Ndack Mbaye è dottoranda di ricerca presso l’Alma Mater di Bologna, dove si occupa di Storia del diritto dell’ Africa sub-sahariana pre e post coloniale.  Oltre alla ricerca accademica lavora, in qualità di consulente legale, nell’ambito del diritto dell’immigrazione e dell’asilo. Si occupa e scrive di identità e razzializzazione al crocevia della costruzione del corpo nero nei contesti della società, della giustizia criminale e della filosofia del diritto.

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