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Voci contro la discriminazione. Per una mappatura dell’attivismo di origine immigrata
22 February 2023

di Giulia Liti con la collaborazione di Yassin Dia

Nel corso degli ultimi trent’anni si sono sviluppati numerosi movimenti, reti e associazioni volti a dar voce alle persone con un retroterra migratorio e a contrastare le discriminazioni. Oggi, sempre più persone di origine straniera impiegano diverse strategie per far sentire la propria voce online e offline. In questo articolo, dopo alcuni accenni alla storia di questo fenomeno, presentiamo una selezione delle diverse piattaforme che oggi si occupano di discriminazione e di strategie per contrastarla.

Dalla advocacy indiretta al protagonismo diretto

Le prime azioni di contrasto alla discriminazione nei confronti dei migranti risalgono agli anni Novanta. È possibile individuare una prima fase, tra il 1989 e il 1998, in cui prevalsero le strategie di advocacy e di mediazione per i diritti dei migranti da parte di attivisti e associazioni italiane. La mediazione da parte di attivisti e associazioni italiane era essenziale per permettere agli stranieri di far sentire la propria voce e di presentare istanze alle istituzioni nazionali (Colucci, 2021). Un ruolo molto importante in questo senso fu svolto dalla rete nazionale antirazzista, attiva tra il 1995 e il 1998. La rete si occupò di fare pressione per la regolarizzazione e per una revisione in senso più garantista e inclusivo dei dispositivi giuridici riguardanti la migrazione. Si impegnò anche per favorire un cambiamento sociale in ambito educativo e lavorativo, promuovendo l’intercultura nelle scuole e l’advocacy nel volontariato e nel terzo settore.

Con l’inizio del nuovo millennio, iniziò una seconda fase della lotta alle discriminazioni, caratterizzata da una maggiore capacità di azione diretta delle persone di origine straniera. Diversi intellettuali migranti fecero sentire le proprie voci, comunicando le proprie rivendicazioni attraverso la scrittura. Un caso particolare è il saggio Traiettorie di sguardi: e se gli altri siete voi? scritto dall’antropologa e giornalista di origini camerunesi Geneviève Makaping, che non solo rifletteva sull’othering a partire dalla propria esperienza, ma già nel 2001 anticipava temi come il razzismo sistemico e l’intersezionalità, che sarebbero stati al centro del dibattito pubblico italiano diversi anni dopo. Nel 2003 nasceva la rivista online di letteratura della migrazione El ghibli, progetto attivo ancora oggi, che comprende anche un blog e la banca dati BASILI&LIMM dedicata agli scrittori e scrittrici migranti e di seconda generazione. Molti di questi autori usano lo storytelling per decostruire stereotipi e pregiudizi e promuovere il cambiamento sociale. Una delle voci più note è quella di Igiaba Scego, autrice di origini somale, che racconta le difficoltà dei figli di migranti e si impegna a svelare le radici storiche del razzismo in Italia, rompendo il tabù attorno al passato coloniale.

Transizione generazionale

Il passaggio generazionale è stato fondamentale nel favorire la transizione da una fase di advocacy da parte di italiani, ad una di maggiore agency delle persone con un retroterra migratorio per la rivendicazione dei propri diritti. L’esperienza di lotta alle discriminazioni è diversa tra la prima e la seconda generazione. La prima aveva meno occasioni e mezzi per esprimersi in autonomia; si appoggiava spesso ad associazioni e alle istituzioni che promuovevano il diritto alla differenza, la multiculturalità e l’integrazione dei migranti. La seconda, benché si scontrasse con le medesime limitazioni formali vissute precedentemente dai genitori alla partecipazione pubblica per la mancanza della cittadinanza, aveva aspirazioni diverse e maggiori possibilità di esporre le proprie rivendicazioni; criticava la retorica dell’integrazione e puntava al raggiungimento della parità tra i cittadini italiani figli di italiani e quelli figli di stranieri (Lanutti, 2010). Le nuove generazioni parlano per sé stesse e di loro stesse: si organizzano in forme collettive e ricercano strategie operative per il riconoscimento dei propri diritti (Codini e Riniolo, 2018; Riccio e Russo, 2009).

Nascono quindi diverse reti a livello nazionale e associazioni locali che si impegnano su più fronti: ogni associazione persegue obiettivi peculiari, combattendo diverse forme di discriminazione come il razzismo, l’islamofobia o la sinofobia. Emergono però alcuni obiettivi strategici comuni: il superamento degli stereotipi sui figli di immigrati, la lotta per il riconoscimento di pari opportunità nel mondo del lavoro e la modifica alla legge sulla cittadinanza (Camozzi, 2008; Riccio e Russo, 2009). Nel 2005 nasce la rete 2G seconde generazioni, organizzazione nazionale, fondata da figli di immigrati, che si occupa di identità,  incontro tra culture e accesso alla cittadinanza. Tra le associazioni che perseguono obiettivi più specifici c’è “Giovani Musulmani di Italia una realtà che si propone di normalizzare la presenza dell’islam nella cultura italiana e di  contrastare l’idea xenofoba secondo cui la religione musulmana sarebbe incompatibile con l’italianità (Frisina, 2004). Dopo l’11 settembre 2001 e negli anni successivi, il pregiudizio anti-arabo e anti-islamico si è molto diffuso anche in Italia (European Islamophobia Report, 2015). In risposta alle rappresentazioni mediatiche negative e alle retoriche politiche discriminatorie, le comunità musulmane hanno deciso di far sentire la propria voce e di combattere gli stereotipi. Un’altra realtà, presente ormai da quasi vent’anni, è “Associna, nata prima come comunità online e poi come associazione fisica nel 2005, coinvolgendo giovani di origine cinese nati e/o cresciuti in Italia. Oltre ad offrire uno spazio di confronto per le nuove generazioni, l’associazione si rivolge a un pubblico più ampio per sfatare i luoghi comuni sulla presenza cinese in Italia e diffondere informazioni sulla rispettiva cultura  (Riccio e Russo, 2009).

Un’ulteriore novità è l’emergere di alcune associazioni che enfatizzano il fattore di genere. Tra queste vi è, per esempio, Giovani donne di seconda generazione, un’associazione impegnata nel favorire forme di presenza e rappresentanza femminile al di là delle appartenenze nazionali e degli orientamenti religiosi (Chiurco, 2014). Nel corso degli anni, non sono mancate le iniziative promosse dall’alto, ossia a livello istituzionale: una delle più significative è stata l’istituzione nel 2016 del “Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiani – CoNNGI su iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il coordinamento si impegna per favorire l’inclusione delle nuove generazioni in diversi ambiti: scuola, lavoro, sport, cittadinanza attiva e cooperazione internazionale. Attualmente, questa è la rete nazionale di riferimento delle seconde generazioni: essa include oltre trenta associazioni locali la cui capacità di azione è potenziata grazie al patrocinio del Ministero.

L’attivismo di oggi, gli effetti della pandemia e del movimento “Black Lives Matter”

Oggi, la realtà delle associazioni e delle iniziative di persone migranti e di origine immigrata è molto complessa e variegata (Riniolo, 2019). Rispetto ai decenni precedenti vi sono numerosi elementi di continuità e di novità. Rimane la volontà di esprimere le proprie esperienze e riflessioni sulle identità complesse e di contrastare pregiudizi e stereotipi attraverso strumenti e linguaggi diversificati e creativi che includono la scrittura, le immagini e la progettazione sociale. Ci sono però anche molte novità. In particolare, si moltiplicano le manifestazioni pubbliche. Tra queste, vi sono  il Black History Month, un programma che si svolge in diverse città d’Italia per celebrare la storia delle persone nere e la cultura afrodiscendente, e DiverCity, un festival dedicato alla valorizzazione della diversità culturale con un focus sulle rappresentazioni ed espressioni artistiche di persone afrodiscendenti e di altre minoranze.

Tra i fattori che hanno inciso su queste nuove espressioni in modo inaspettato vi è la pandemia. Non è un caso che molti podcast dedicati a queste tematiche siano nati nella primavera del 2020: l’isolamento forzato ha dato più tempo ai creatori per sviluppare i contenuti e agli ascoltatori per fruirli. Se in alcuni casi si è trattato di una tendenza passeggera, molti autori e autrici continuano a portare avanti il loro progetto audio. È interessante notare il carattere transnazionale dei podcast: spesso sono progetti collettivi che parlano di discriminazione nell’Italia di oggi coinvolgendo voci di residenti sia in Italia che all’estero. Anche in questo caso la pandemia ha incentivato le interazioni a distanza, inizialmente come scelta obbligata, ma in seguito come strategia intenzionale per superare i confini attraverso il digitale. 

A seguito dell’uccisione di George Floyd, avvenuta a Minneapolis il 25 Maggio 2020, il movimento Black Lives Matter (BLM) ha ricevuto una grande attenzione e generato un’ondata di proteste a livello globale. In Italia, il discorso sulle discriminazioni razziali e il dibattito su una possibile rimozione dei simboli del passato coloniale (Frisina e Tesfau, 2020) si è subito infiammato e ha dato vita a intense polemiche. Tuttavia, molti progetti proposti sull’onda degli entusiasmi iniziali si sono rivelati effimeri e sono stati abbandonati. Il movimento BLM è stato replicato in diverse città italiane, ma non sempre è stato portato avanti con costanza. Diversi attivisti afrodiscendenti italiani hanno espresso la propria perplessità davanti all’apparizione di frequenti e sporadiche manifestazioni di antirazzismo da parte di persone precedentemente poco interessate al tema,  denunciando una tendenza all’antirazzismo performativo motivato più da un desiderio di visibilità individuale che da un interesse nei confronti della causa. Sebbene gli italiani neri afrodiscendenti siano attivi da più tempo nel contrasto del razzismo, di recente sono emerse voci significative di persone brown o appartenenti ad altre minoranze visibili, che raccontano le loro esperienze e si uniscono alla lotta contro le discriminazioni razziali. 

Intersezioni e interazioni

Nelle iniziative più recenti si afferma spesso una prospettiva intersezionale, impegnata a osservare gli effetti dati dall’interazione di diverse categorie sociali (per citarne alcune: genere, classe, provenienza geografica, razza, orientamento religioso, età). La prospettiva intersezionale permette di costruire relazioni  tra movimenti che si occupano di lotte diverse e persone che si impegnano contemporaneamente su più fronti. Si possono osservare sia attivisti che si occupano di più battaglie contemporaneamente a partire dalla propria esperienza, sia collaborazioni tra gruppi che perseguono obiettivi particolari, ma che trovano un terreno comune di dibattito e solidarietà con gli altri. È possibile sentire sempre più voci di giovani donne che raccontano le relazioni complesse tra diverse discriminazioni – di genere, di razza e religiose. Queste donne raccontano gli effetti di questi pregiudizi attraverso esempi concreti a partire dalla loro vita quotidiana. Oltre agli episodi di discriminazione e razzismo più evidenti (insulti e attacchi diretti), emergono numerose riflessioni su fenomeni più subdoli, tra cui il razzismo istituzionale (cioè insito nell’impostazione stessa delle politiche e dell’azione amministrativa, a prescindere dalle intenzioni soggettive dei decisori e dei burocrati) e le discriminazioni interiorizzate.  

Un altro elemento da tenere in considerazione è l’attuale relazione tra i progetti di attivismo di origine immigrata e le associazioni e attivisti italiani che tendono a presentarsi come degli alleati a supporto della causa, ma con un ridimensionamento del loro ruolo rispetto a quanto accadeva in passato. Tra i progetti che abbiamo individuato nella mappatura troverete alcuni esempi significativi di queste interazioni e intersezioni. Anticipiamo che alcuni dei creatori di contenuti online proposti collaborano spesso tra di loro, ospitandosi reciprocamente sulle rispettive piattaforme e partecipando a iniziative in presenza.

Digitalizzazione e caratteristiche dell’attivismo online

I mezzi digitali svolgono un ruolo molto importante nelle iniziative di contrasto alla discriminazione sin dalla metà degli anni Duemila (Chiurco, 2014). Tra i primi esperimenti online ricordiamo il forum della rete G2 (oggi non più attivo  ma ancora consultabile) e Yalla Italia (Saitta, 2015; Evolvi, 2017).Quest’ultimo era un blog promosso dall’iniziativa di due italiani, Martino Pillitteri (giornalista) e Paolo Branca (professore universitario di islamistica) e gestito da giovani provenienti da contesti arabofoni e accomunati dalla religione musulmana. Gli autori intendevano contrastare lo stigma sulla diversità religiosa e i pregiudizi esistenti nei confronti dei musulmani, raccontando storie di vita quotidiana con un linguaggio semplice e immediato. Dopo una prima fase di assidua pubblicazione e di coinvolgimento di oltre trenta giovani, però, il progetto ha rallentato per essere poi abbandonato alla fine degli anni 2010.

Nel panorama di oggi, ai blog si sono aggiunti altre modalità comunicative, tra cui podcast, canali YouTube e pagine social. Gli strumenti digitali sono diventati più accessibili, rendendo più facile creare un progetto online senza la mediazione di altri attori. I nuovi creatori di contenuti dispongono di una maggiore autonomia e della possibilità di rivolgersi a un pubblico più ampio usando più piattaforme contemporaneamente. I social network sono l’ambito privilegiato di espressione delle nuove voci. Su Instagram, in particolare, si moltiplicano le pagine dedicate all’attivismo migrante e di seconda generazione. I blog, invece,sono meno diffusi rispetto a dieci anni fa, ma continuano a esistere; alcuni progetti nati come blog si sono trasformati nel tempo sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale. Una caratteristica che accomuna diverse persone impegnate nella promozione di contenuti online è l’intenzione di educare il pubblico facendo chiarezza su pregiudizi e fraintendimenti che riguardano le minoranze alle quali appartengono. Questo viene svolto anche offline attraverso la pubblicazione di libri e saggi divulgativi dedicati a questi argomenti (Hakuzwimana, 2019; Obasuyi, 2020; Uyangoda, 2021).   

L’attivismo online presenta vantaggi e svantaggi. Da un lato la rete permette a tutti di partecipare, coinvolgendo persone che si trovano in aree lontane dai centri che promuovono iniziative sul territorio e manifestazioni in presenza. Rispetto al passato, inoltre, ci sono molti più spazi di confronto virtuale e molti più strumenti digitali per interagire. Dall’altro lato, però, ci sono molti limiti: dalla difficoltà di verificare la validità delle informazioni, alla dispersività dei contenuti, al rischio di auto-ghettizzarsi e chiudersi in  nicchie autoreferenziali. Nonostante la rete sia accessibili a molti, non sempre offre condizioni paritarie per quanto riguarda la capacità di azione e visibilità dei diversi soggetti coinvolti nell’attivismo online. Alcuni influencer che si propongono di sostenere le comunità discriminate, offrendo loro la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio rischiano di prevaricare le minoranze in questione, concentrando tutta l’attenzione su di sé . Inoltre, per molti protagonisti del dibattito attuale, la rivendicazione delle pari opportunità è legata alla lotta per le rappresentazioni delle minoranze nei diversi ambiti della società italiana e nei media. Se le nuove voci di origine straniera si sono affermate negli ultimi anni soprattutto online, rimane ancora molto da fare sia nei media che a livello istituzionale.

Il panorama dei progetti digitali dedicati all’attivismo di origine immigrata è molto ampio e in continua trasformazione: non è possibile proporre qui una mappatura esaustiva di tutte le piattaforme attualmente presenti, ma segnaliamo alcuni progetti che ci sembrano particolarmente interessanti.

Podcast

+rom – rum 

di Ivana Nikolic

Il podcast si propone di superare i pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinti. In ogni puntata la conduttrice invita ospiti diversi per approfondire un tema specifico: storie, memorie, iniziative di resistenza e di attivismo rom e sinti. Ivana Nikolic sceglie un approccio inclusivo che permette di allargare gli orizzonti sulle realtà dell’attivismo intersezionale: collabora con persone sinti e rom che si impegnano contemporaneamente in diverse cause e dialoga con attivisti di altre minoranze per scambiare  idee e strategie nella lotta alle discriminazioni.


Your muslim sisters ChitChat

di Kwatar Faik e Aicha Traore

Questo progetto intende contribuire alla rappresentazione online della comunità musulmana italiana, oltre a  contrastare gli stereotipi e l’islamofobia. Le due speakers conversano in maniera molto informale con diversi ospiti, condividendo storie di vita quotidiana. Il tono leggero e chiacchiericcio permette di riflettere su temi molto complessi  in modo facilmente comprensibile a un pubblico poco esperto.


Black coffee

di Emmanuelle Maréchal e Ariam Tekle

Il podcast propone una riflessione sulla pluralità delle identità nere in Italia, approfondendo la diversità e la ricchezza delle esperienze attraverso i racconti dei numerosi ospiti invitati. La grande varietà di argomenti  (il passato coloniale, il razzismo, le riforme della cittadinanza…) consente di osservare il cambiamento della nostra società nel corso del tempo. Le due conduttrici ospitano e dialogano con molti attivisti, dando loro lo spazio necessario per fare conoscere le loro attività. Discutono delle intersezioni tra razzismo, sessismo, islamofobia, omofobia e xenofobia e dei possibili punti di contatto tra le iniziative volte a contrastarli.


Sulla razza

di Natasha Fernando, Maria Mancuso e Nadeesha Uyangoda

Le tre conduttrici propongono un approfondimento divulgativo sul razzismo, facendo riferimento agli studi sulla razza nel mondo anglosassone. A differenza degli altri progetti, questo podcast ha un approccio più analitico e scientifico, soprattutto grazie agli interventi della ricercatrice universitaria Natasha Fernando. L’obiettivo del podcast è spiegare al pubblico italiano termini tecnici della discriminazione che non hanno un corrispondente nella nostra lingua, ma che è importante conoscere per essere più consapevoli dei danni causati dal razzismo.


S/Confini

di Natasha Fernando e Maria Mancuso

Questo podcast, gestito da Natasha Fernando e Maria Mancuso (tra le autrici del successivo podcast “Sulla Razza”) affronta tematiche inerenti alla migrazione e alle questioni identitarie. Le due conduttrici, entrambe emigrate a Londra, offrono un punto di vista particolare sull’Italia di oggi e sull’emigrazione dei giovani italiani all’estero. Senza limitarsi alla propria esperienza, le autrici dialogano  in ogni puntata con ospiti esperti di cittadinanza, multiculturalità, precariato e migrazione.


Pagine Instagram

 

Seconda generazione ita

Questa pagina nasce inizialmente dall’esigenza di un gruppo di figli di immigrati di interrogarsi sulla propria identità. Presto si pone l’obiettivo  di raccontare le storie delle persone di origine immigrata, di dare loro voce e visibilità e di contrastare le discriminazioni. Oltre alla condivisione di storie personali, sulla pagina Instagram è possibile trovare riferimenti a iniziative collettive che intendono promuovere ambienti maggiormente inclusivi nelle scuole e nei luoghi di lavoro.  


Italiani senza cittadinanza

Il focus di questa pagina è sui diritti e sulla richiesta di una nuova riforma sulla cittadinanza. Coinvolge migranti e figli di immigrati a prescindere dal paese di origine, che si riuniscono in iniziative di attivismo online e offline per il riconoscimento dei propri diritti. Uno spazio importante è dedicato anche alla lotta contro il razzismo, lasciando spazio alle voci di chi lo subisce in prima persona e promuovendo la collaborazione con altre realtà attive su questo fronte, come Il razzismo è una brutta storia.


Essere nero

È uno spazio online pensato per dare visibilità agli afro-italiani e afrodiscendenti e mostrare la pluralità delle identità nere in Italia. La pagina Instagram è molto attenta all’attualità, fornendo approfondimenti su fatti di cronaca e denunciando le ingiustizie. Promuove anche modelli positivi e storie di successo di persone nere che possano essere d’ispirazione per giovani che si sentono poco ascoltati e rappresentati e oppressi dagli stereotipi negativi.


Cardamomo Collective

È una galleria virtuale per artisti della diaspora del sud est asiatico. Qui sono esposti disegni, fotografie e opere multimediali che raccontano le culture dei paesi di origine e riflettono sulle esperienze e sulle discriminazioni delle persone brown in Italia, affrontando tematiche ancora poco conosciute dal pubblico italiano. La pagina Instagram diventa uno spazio di espressione e di autodeterminazione delle persone brown, attraverso la valorizzazione del talento artistico e la condivisione delle proprie storie.


Balkan People in Italy

È una comunità online che riunisce le persone di origine balcanica, creando una rete di supporto e uno spazio sicuro per scambiarsi opinioni e condividere le proprie esperienze. Si presenta con un approccio inclusivo che supera le differenze di genere, religione, orientamento sessuale ed è aperto anche alla collaborazione di persone che non fanno parte della diaspora balcanica. Infatti, la pagina Instagram si rivolge a un pubblico esteso. L’obiettivo generale è raccontare la complessità delle culture balcaniche e della diaspora e collaborare con attivisti di altre minoranze.


Blog e progetti multimediali

 

Colory

Si tratta di un blog gestito da un gruppo di giovani con un retroterra migratorio molto diverso che collaborano contro ogni discriminazione. La prospettiva è dichiaratamente intersezionale e l’approccio inclusivo. Propongono contenuti di approfondimento a partire da fatti di cronaca e interviste che raccontano non solo ingiustizie e disuguaglianze, ma anche esperienze positive. L’obiettivo è valorizzare la pluralità culturale e promuovere un cambiamento sociale più consapevole.


Afroitalian souls

Nato nel 2014, questo blog è dedicato alle persone afrodiscendenti in Italia. Propone contenuti su argomenti di attualità, arte, spettacolo, moda e beauty e si propone di dare visibilità ai professionisti afrodiscendenti in questi ambiti. Nel corso degli anni il progetto si è ampliato sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale, tra cui un canale YouTube e più recentemente il podcast Razzismo Made in Italy. Oggi è una piattaforma multimediale attiva soprattutto sui principali social network. 


CHAMPS (Champions of Human Rights And Multipers countering afroPhopia and afrophobic speech)

Progetto finanziato dal programma dell’Unione Europea Rights, Equality and Citizenship e supportato dalla partnership di diverse associazioni (tra cui Il Razzismo è una Brutta Storia e il festival DiverCity). Coinvolge venticinque giovani afroitaliani che si impegnano a contrastare i pregiudizi nei confronti delle persone africane e afro discendenti attraverso la scrittura, i video e il podcast Get under My Skin.


Qualche lettura per approfondire

Camozzi, I., Lo spazio del riconoscimento. Forme di associazionismo migratorio a Milano, Bologna, il  Mulino, 2008.

Chiurco, L., Le seconde generazioni dell’immigrazione e il web, Intervento a “Italiani stranieri d’Italia: ricchezza della diversità e sfide dell’integrazione e del multiculturalismo”, Napoli, Mostra d’Oltremare, 28 ottobre 2014.

Codini E., Riniolo V., L’attivismo delle seconde generazioni e la riforma della legge sulla cittadinanza in Italia, in “Visioni LatinoAmericane”, n.18, 2018 pp. 9-25.

Colucci, M. Il movimento antirazzista in Italia e le politiche migratorie, 1989-2002, in “Italia contemporanea”, n.297, 2021 pp. 125-144.

Evolvi G., Hybrid Muslim identities in digital space: The italian blog Yalla in “Social Compass” 2017 v. 64, n.2 2017 pp. 220-232.

Frisina, A., Giovani Musulmani d’Italia. Trasformazioni socio-culturali e domande di cittadinanza intervento al convegno “Giovani musulmani in Europa. Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali” Torino, 11 giugno 2004.

Frisina A., Tesfau M.G., Decolonizzare la città. L’antirazzismo come contro-politica della memoria. E poi? in “Studi culturali” vol. XVII, n. 3, 2020 p. 399- 412.

Hakuzwimana E., E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana, Gallarate, People, 2019.

Lannutti V., Le seconde generazioni nella Regione Marche: modalità relazionali dei giovani migranti in Sospiro G. (a cura di), Tracce di G2. Le seconde generazioni negli Stai Uniti, in Europa e in Italia, Franco Angeli, Milano,2010, pp. 124–170.

Makaping, G., Traiettorie di sguardi: e se gli altri foste voi? Soveria Manelli, Rubbettino, 2001.

Obasuyi, O.Q.D., Corpi estranei. Il razzismo rimosso che appiattisce le diversità, Gallarate, People, 2020.

Rebughini, P. Le metamorfosi e i limiti dell’antirazzismo in Europa: tra lotta politica e affermazione culturale, in “Studi di Sociologia”, vol. 28, n.3, 2000 pp. 311-326.

Riccio, B., Russo, M. Ponti in costruzione tra de-territorializzazione e ri-territorializzazione. Cittadinanza e associazioni di “seconde generazioni” a Bologna, in “Lares” vo. 75, n. 3, 2009, pp.439-468.

Riniolo, V., I nuovi volti del cambiamento: le seconde generazioni in Italia, in “Venticinquesimo Rapporto ISMU sulle migrazioni (2019)”, Milano, Franco Angeli, 2020, pp. 291-305

Saitta, E. Ethnicity and organizational process in “mixed” media. The case of Yalla Italia, in Bond E., Bonsaver G., Faloppa F. (edited by) Destination Italy. Representing Migration in Contemporary Media and Narrative, Peter Lang, 2015.

Uyangoda, N. L’unica persona nera nella stanza, Roma, 66thand2nd, 2021.

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Voci contro la discriminazione. Per una mappatura dell’attivismo di origine immigrata
22 February 2023

di Giulia Liti con la collaborazione di Yassin Dia

Nel corso degli ultimi trent’anni si sono sviluppati numerosi movimenti, reti e associazioni volti a dar voce alle persone con un retroterra migratorio e a contrastare le discriminazioni. Oggi, sempre più persone di origine straniera impiegano diverse strategie per far sentire la propria voce online e offline. In questo articolo, dopo alcuni accenni alla storia di questo fenomeno, presentiamo una selezione delle diverse piattaforme che oggi si occupano di discriminazione e di strategie per contrastarla.

Dalla advocacy indiretta al protagonismo diretto

Le prime azioni di contrasto alla discriminazione nei confronti dei migranti risalgono agli anni Novanta. È possibile individuare una prima fase, tra il 1989 e il 1998, in cui prevalsero le strategie di advocacy e di mediazione per i diritti dei migranti da parte di attivisti e associazioni italiane. La mediazione da parte di attivisti e associazioni italiane era essenziale per permettere agli stranieri di far sentire la propria voce e di presentare istanze alle istituzioni nazionali (Colucci, 2021). Un ruolo molto importante in questo senso fu svolto dalla rete nazionale antirazzista, attiva tra il 1995 e il 1998. La rete si occupò di fare pressione per la regolarizzazione e per una revisione in senso più garantista e inclusivo dei dispositivi giuridici riguardanti la migrazione. Si impegnò anche per favorire un cambiamento sociale in ambito educativo e lavorativo, promuovendo l’intercultura nelle scuole e l’advocacy nel volontariato e nel terzo settore.

Con l’inizio del nuovo millennio, iniziò una seconda fase della lotta alle discriminazioni, caratterizzata da una maggiore capacità di azione diretta delle persone di origine straniera. Diversi intellettuali migranti fecero sentire le proprie voci, comunicando le proprie rivendicazioni attraverso la scrittura. Un caso particolare è il saggio Traiettorie di sguardi: e se gli altri siete voi? scritto dall’antropologa e giornalista di origini camerunesi Geneviève Makaping, che non solo rifletteva sull’othering a partire dalla propria esperienza, ma già nel 2001 anticipava temi come il razzismo sistemico e l’intersezionalità, che sarebbero stati al centro del dibattito pubblico italiano diversi anni dopo. Nel 2003 nasceva la rivista online di letteratura della migrazione El ghibli, progetto attivo ancora oggi, che comprende anche un blog e la banca dati BASILI&LIMM dedicata agli scrittori e scrittrici migranti e di seconda generazione. Molti di questi autori usano lo storytelling per decostruire stereotipi e pregiudizi e promuovere il cambiamento sociale. Una delle voci più note è quella di Igiaba Scego, autrice di origini somale, che racconta le difficoltà dei figli di migranti e si impegna a svelare le radici storiche del razzismo in Italia, rompendo il tabù attorno al passato coloniale.

Transizione generazionale

Il passaggio generazionale è stato fondamentale nel favorire la transizione da una fase di advocacy da parte di italiani, ad una di maggiore agency delle persone con un retroterra migratorio per la rivendicazione dei propri diritti. L’esperienza di lotta alle discriminazioni è diversa tra la prima e la seconda generazione. La prima aveva meno occasioni e mezzi per esprimersi in autonomia; si appoggiava spesso ad associazioni e alle istituzioni che promuovevano il diritto alla differenza, la multiculturalità e l’integrazione dei migranti. La seconda, benché si scontrasse con le medesime limitazioni formali vissute precedentemente dai genitori alla partecipazione pubblica per la mancanza della cittadinanza, aveva aspirazioni diverse e maggiori possibilità di esporre le proprie rivendicazioni; criticava la retorica dell’integrazione e puntava al raggiungimento della parità tra i cittadini italiani figli di italiani e quelli figli di stranieri (Lanutti, 2010). Le nuove generazioni parlano per sé stesse e di loro stesse: si organizzano in forme collettive e ricercano strategie operative per il riconoscimento dei propri diritti (Codini e Riniolo, 2018; Riccio e Russo, 2009).

Nascono quindi diverse reti a livello nazionale e associazioni locali che si impegnano su più fronti: ogni associazione persegue obiettivi peculiari, combattendo diverse forme di discriminazione come il razzismo, l’islamofobia o la sinofobia. Emergono però alcuni obiettivi strategici comuni: il superamento degli stereotipi sui figli di immigrati, la lotta per il riconoscimento di pari opportunità nel mondo del lavoro e la modifica alla legge sulla cittadinanza (Camozzi, 2008; Riccio e Russo, 2009). Nel 2005 nasce la rete 2G seconde generazioni, organizzazione nazionale, fondata da figli di immigrati, che si occupa di identità,  incontro tra culture e accesso alla cittadinanza. Tra le associazioni che perseguono obiettivi più specifici c’è “Giovani Musulmani di Italia una realtà che si propone di normalizzare la presenza dell’islam nella cultura italiana e di  contrastare l’idea xenofoba secondo cui la religione musulmana sarebbe incompatibile con l’italianità (Frisina, 2004). Dopo l’11 settembre 2001 e negli anni successivi, il pregiudizio anti-arabo e anti-islamico si è molto diffuso anche in Italia (European Islamophobia Report, 2015). In risposta alle rappresentazioni mediatiche negative e alle retoriche politiche discriminatorie, le comunità musulmane hanno deciso di far sentire la propria voce e di combattere gli stereotipi. Un’altra realtà, presente ormai da quasi vent’anni, è “Associna, nata prima come comunità online e poi come associazione fisica nel 2005, coinvolgendo giovani di origine cinese nati e/o cresciuti in Italia. Oltre ad offrire uno spazio di confronto per le nuove generazioni, l’associazione si rivolge a un pubblico più ampio per sfatare i luoghi comuni sulla presenza cinese in Italia e diffondere informazioni sulla rispettiva cultura  (Riccio e Russo, 2009).

Un’ulteriore novità è l’emergere di alcune associazioni che enfatizzano il fattore di genere. Tra queste vi è, per esempio, Giovani donne di seconda generazione, un’associazione impegnata nel favorire forme di presenza e rappresentanza femminile al di là delle appartenenze nazionali e degli orientamenti religiosi (Chiurco, 2014). Nel corso degli anni, non sono mancate le iniziative promosse dall’alto, ossia a livello istituzionale: una delle più significative è stata l’istituzione nel 2016 del “Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiani – CoNNGI su iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il coordinamento si impegna per favorire l’inclusione delle nuove generazioni in diversi ambiti: scuola, lavoro, sport, cittadinanza attiva e cooperazione internazionale. Attualmente, questa è la rete nazionale di riferimento delle seconde generazioni: essa include oltre trenta associazioni locali la cui capacità di azione è potenziata grazie al patrocinio del Ministero.

L’attivismo di oggi, gli effetti della pandemia e del movimento “Black Lives Matter”

Oggi, la realtà delle associazioni e delle iniziative di persone migranti e di origine immigrata è molto complessa e variegata (Riniolo, 2019). Rispetto ai decenni precedenti vi sono numerosi elementi di continuità e di novità. Rimane la volontà di esprimere le proprie esperienze e riflessioni sulle identità complesse e di contrastare pregiudizi e stereotipi attraverso strumenti e linguaggi diversificati e creativi che includono la scrittura, le immagini e la progettazione sociale. Ci sono però anche molte novità. In particolare, si moltiplicano le manifestazioni pubbliche. Tra queste, vi sono  il Black History Month, un programma che si svolge in diverse città d’Italia per celebrare la storia delle persone nere e la cultura afrodiscendente, e DiverCity, un festival dedicato alla valorizzazione della diversità culturale con un focus sulle rappresentazioni ed espressioni artistiche di persone afrodiscendenti e di altre minoranze.

Tra i fattori che hanno inciso su queste nuove espressioni in modo inaspettato vi è la pandemia. Non è un caso che molti podcast dedicati a queste tematiche siano nati nella primavera del 2020: l’isolamento forzato ha dato più tempo ai creatori per sviluppare i contenuti e agli ascoltatori per fruirli. Se in alcuni casi si è trattato di una tendenza passeggera, molti autori e autrici continuano a portare avanti il loro progetto audio. È interessante notare il carattere transnazionale dei podcast: spesso sono progetti collettivi che parlano di discriminazione nell’Italia di oggi coinvolgendo voci di residenti sia in Italia che all’estero. Anche in questo caso la pandemia ha incentivato le interazioni a distanza, inizialmente come scelta obbligata, ma in seguito come strategia intenzionale per superare i confini attraverso il digitale. 

A seguito dell’uccisione di George Floyd, avvenuta a Minneapolis il 25 Maggio 2020, il movimento Black Lives Matter (BLM) ha ricevuto una grande attenzione e generato un’ondata di proteste a livello globale. In Italia, il discorso sulle discriminazioni razziali e il dibattito su una possibile rimozione dei simboli del passato coloniale (Frisina e Tesfau, 2020) si è subito infiammato e ha dato vita a intense polemiche. Tuttavia, molti progetti proposti sull’onda degli entusiasmi iniziali si sono rivelati effimeri e sono stati abbandonati. Il movimento BLM è stato replicato in diverse città italiane, ma non sempre è stato portato avanti con costanza. Diversi attivisti afrodiscendenti italiani hanno espresso la propria perplessità davanti all’apparizione di frequenti e sporadiche manifestazioni di antirazzismo da parte di persone precedentemente poco interessate al tema,  denunciando una tendenza all’antirazzismo performativo motivato più da un desiderio di visibilità individuale che da un interesse nei confronti della causa. Sebbene gli italiani neri afrodiscendenti siano attivi da più tempo nel contrasto del razzismo, di recente sono emerse voci significative di persone brown o appartenenti ad altre minoranze visibili, che raccontano le loro esperienze e si uniscono alla lotta contro le discriminazioni razziali. 

Intersezioni e interazioni

Nelle iniziative più recenti si afferma spesso una prospettiva intersezionale, impegnata a osservare gli effetti dati dall’interazione di diverse categorie sociali (per citarne alcune: genere, classe, provenienza geografica, razza, orientamento religioso, età). La prospettiva intersezionale permette di costruire relazioni  tra movimenti che si occupano di lotte diverse e persone che si impegnano contemporaneamente su più fronti. Si possono osservare sia attivisti che si occupano di più battaglie contemporaneamente a partire dalla propria esperienza, sia collaborazioni tra gruppi che perseguono obiettivi particolari, ma che trovano un terreno comune di dibattito e solidarietà con gli altri. È possibile sentire sempre più voci di giovani donne che raccontano le relazioni complesse tra diverse discriminazioni – di genere, di razza e religiose. Queste donne raccontano gli effetti di questi pregiudizi attraverso esempi concreti a partire dalla loro vita quotidiana. Oltre agli episodi di discriminazione e razzismo più evidenti (insulti e attacchi diretti), emergono numerose riflessioni su fenomeni più subdoli, tra cui il razzismo istituzionale (cioè insito nell’impostazione stessa delle politiche e dell’azione amministrativa, a prescindere dalle intenzioni soggettive dei decisori e dei burocrati) e le discriminazioni interiorizzate.  

Un altro elemento da tenere in considerazione è l’attuale relazione tra i progetti di attivismo di origine immigrata e le associazioni e attivisti italiani che tendono a presentarsi come degli alleati a supporto della causa, ma con un ridimensionamento del loro ruolo rispetto a quanto accadeva in passato. Tra i progetti che abbiamo individuato nella mappatura troverete alcuni esempi significativi di queste interazioni e intersezioni. Anticipiamo che alcuni dei creatori di contenuti online proposti collaborano spesso tra di loro, ospitandosi reciprocamente sulle rispettive piattaforme e partecipando a iniziative in presenza.

Digitalizzazione e caratteristiche dell’attivismo online

I mezzi digitali svolgono un ruolo molto importante nelle iniziative di contrasto alla discriminazione sin dalla metà degli anni Duemila (Chiurco, 2014). Tra i primi esperimenti online ricordiamo il forum della rete G2 (oggi non più attivo  ma ancora consultabile) e Yalla Italia (Saitta, 2015; Evolvi, 2017).Quest’ultimo era un blog promosso dall’iniziativa di due italiani, Martino Pillitteri (giornalista) e Paolo Branca (professore universitario di islamistica) e gestito da giovani provenienti da contesti arabofoni e accomunati dalla religione musulmana. Gli autori intendevano contrastare lo stigma sulla diversità religiosa e i pregiudizi esistenti nei confronti dei musulmani, raccontando storie di vita quotidiana con un linguaggio semplice e immediato. Dopo una prima fase di assidua pubblicazione e di coinvolgimento di oltre trenta giovani, però, il progetto ha rallentato per essere poi abbandonato alla fine degli anni 2010.

Nel panorama di oggi, ai blog si sono aggiunti altre modalità comunicative, tra cui podcast, canali YouTube e pagine social. Gli strumenti digitali sono diventati più accessibili, rendendo più facile creare un progetto online senza la mediazione di altri attori. I nuovi creatori di contenuti dispongono di una maggiore autonomia e della possibilità di rivolgersi a un pubblico più ampio usando più piattaforme contemporaneamente. I social network sono l’ambito privilegiato di espressione delle nuove voci. Su Instagram, in particolare, si moltiplicano le pagine dedicate all’attivismo migrante e di seconda generazione. I blog, invece,sono meno diffusi rispetto a dieci anni fa, ma continuano a esistere; alcuni progetti nati come blog si sono trasformati nel tempo sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale. Una caratteristica che accomuna diverse persone impegnate nella promozione di contenuti online è l’intenzione di educare il pubblico facendo chiarezza su pregiudizi e fraintendimenti che riguardano le minoranze alle quali appartengono. Questo viene svolto anche offline attraverso la pubblicazione di libri e saggi divulgativi dedicati a questi argomenti (Hakuzwimana, 2019; Obasuyi, 2020; Uyangoda, 2021).   

L’attivismo online presenta vantaggi e svantaggi. Da un lato la rete permette a tutti di partecipare, coinvolgendo persone che si trovano in aree lontane dai centri che promuovono iniziative sul territorio e manifestazioni in presenza. Rispetto al passato, inoltre, ci sono molti più spazi di confronto virtuale e molti più strumenti digitali per interagire. Dall’altro lato, però, ci sono molti limiti: dalla difficoltà di verificare la validità delle informazioni, alla dispersività dei contenuti, al rischio di auto-ghettizzarsi e chiudersi in  nicchie autoreferenziali. Nonostante la rete sia accessibili a molti, non sempre offre condizioni paritarie per quanto riguarda la capacità di azione e visibilità dei diversi soggetti coinvolti nell’attivismo online. Alcuni influencer che si propongono di sostenere le comunità discriminate, offrendo loro la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio rischiano di prevaricare le minoranze in questione, concentrando tutta l’attenzione su di sé . Inoltre, per molti protagonisti del dibattito attuale, la rivendicazione delle pari opportunità è legata alla lotta per le rappresentazioni delle minoranze nei diversi ambiti della società italiana e nei media. Se le nuove voci di origine straniera si sono affermate negli ultimi anni soprattutto online, rimane ancora molto da fare sia nei media che a livello istituzionale.

Il panorama dei progetti digitali dedicati all’attivismo di origine immigrata è molto ampio e in continua trasformazione: non è possibile proporre qui una mappatura esaustiva di tutte le piattaforme attualmente presenti, ma segnaliamo alcuni progetti che ci sembrano particolarmente interessanti.

Podcast

+rom – rum 

di Ivana Nikolic

Il podcast si propone di superare i pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinti. In ogni puntata la conduttrice invita ospiti diversi per approfondire un tema specifico: storie, memorie, iniziative di resistenza e di attivismo rom e sinti. Ivana Nikolic sceglie un approccio inclusivo che permette di allargare gli orizzonti sulle realtà dell’attivismo intersezionale: collabora con persone sinti e rom che si impegnano contemporaneamente in diverse cause e dialoga con attivisti di altre minoranze per scambiare  idee e strategie nella lotta alle discriminazioni.


Your muslim sisters ChitChat

di Kwatar Faik e Aicha Traore

Questo progetto intende contribuire alla rappresentazione online della comunità musulmana italiana, oltre a  contrastare gli stereotipi e l’islamofobia. Le due speakers conversano in maniera molto informale con diversi ospiti, condividendo storie di vita quotidiana. Il tono leggero e chiacchiericcio permette di riflettere su temi molto complessi  in modo facilmente comprensibile a un pubblico poco esperto.


Black coffee

di Emmanuelle Maréchal e Ariam Tekle

Il podcast propone una riflessione sulla pluralità delle identità nere in Italia, approfondendo la diversità e la ricchezza delle esperienze attraverso i racconti dei numerosi ospiti invitati. La grande varietà di argomenti  (il passato coloniale, il razzismo, le riforme della cittadinanza…) consente di osservare il cambiamento della nostra società nel corso del tempo. Le due conduttrici ospitano e dialogano con molti attivisti, dando loro lo spazio necessario per fare conoscere le loro attività. Discutono delle intersezioni tra razzismo, sessismo, islamofobia, omofobia e xenofobia e dei possibili punti di contatto tra le iniziative volte a contrastarli.


Sulla razza

di Natasha Fernando, Maria Mancuso e Nadeesha Uyangoda

Le tre conduttrici propongono un approfondimento divulgativo sul razzismo, facendo riferimento agli studi sulla razza nel mondo anglosassone. A differenza degli altri progetti, questo podcast ha un approccio più analitico e scientifico, soprattutto grazie agli interventi della ricercatrice universitaria Natasha Fernando. L’obiettivo del podcast è spiegare al pubblico italiano termini tecnici della discriminazione che non hanno un corrispondente nella nostra lingua, ma che è importante conoscere per essere più consapevoli dei danni causati dal razzismo.


S/Confini

di Natasha Fernando e Maria Mancuso

Questo podcast, gestito da Natasha Fernando e Maria Mancuso (tra le autrici del successivo podcast “Sulla Razza”) affronta tematiche inerenti alla migrazione e alle questioni identitarie. Le due conduttrici, entrambe emigrate a Londra, offrono un punto di vista particolare sull’Italia di oggi e sull’emigrazione dei giovani italiani all’estero. Senza limitarsi alla propria esperienza, le autrici dialogano  in ogni puntata con ospiti esperti di cittadinanza, multiculturalità, precariato e migrazione.


Pagine Instagram

 

Seconda generazione ita

Questa pagina nasce inizialmente dall’esigenza di un gruppo di figli di immigrati di interrogarsi sulla propria identità. Presto si pone l’obiettivo  di raccontare le storie delle persone di origine immigrata, di dare loro voce e visibilità e di contrastare le discriminazioni. Oltre alla condivisione di storie personali, sulla pagina Instagram è possibile trovare riferimenti a iniziative collettive che intendono promuovere ambienti maggiormente inclusivi nelle scuole e nei luoghi di lavoro.  


Italiani senza cittadinanza

Il focus di questa pagina è sui diritti e sulla richiesta di una nuova riforma sulla cittadinanza. Coinvolge migranti e figli di immigrati a prescindere dal paese di origine, che si riuniscono in iniziative di attivismo online e offline per il riconoscimento dei propri diritti. Uno spazio importante è dedicato anche alla lotta contro il razzismo, lasciando spazio alle voci di chi lo subisce in prima persona e promuovendo la collaborazione con altre realtà attive su questo fronte, come Il razzismo è una brutta storia.


Essere nero

È uno spazio online pensato per dare visibilità agli afro-italiani e afrodiscendenti e mostrare la pluralità delle identità nere in Italia. La pagina Instagram è molto attenta all’attualità, fornendo approfondimenti su fatti di cronaca e denunciando le ingiustizie. Promuove anche modelli positivi e storie di successo di persone nere che possano essere d’ispirazione per giovani che si sentono poco ascoltati e rappresentati e oppressi dagli stereotipi negativi.


Cardamomo Collective

È una galleria virtuale per artisti della diaspora del sud est asiatico. Qui sono esposti disegni, fotografie e opere multimediali che raccontano le culture dei paesi di origine e riflettono sulle esperienze e sulle discriminazioni delle persone brown in Italia, affrontando tematiche ancora poco conosciute dal pubblico italiano. La pagina Instagram diventa uno spazio di espressione e di autodeterminazione delle persone brown, attraverso la valorizzazione del talento artistico e la condivisione delle proprie storie.


Balkan People in Italy

È una comunità online che riunisce le persone di origine balcanica, creando una rete di supporto e uno spazio sicuro per scambiarsi opinioni e condividere le proprie esperienze. Si presenta con un approccio inclusivo che supera le differenze di genere, religione, orientamento sessuale ed è aperto anche alla collaborazione di persone che non fanno parte della diaspora balcanica. Infatti, la pagina Instagram si rivolge a un pubblico esteso. L’obiettivo generale è raccontare la complessità delle culture balcaniche e della diaspora e collaborare con attivisti di altre minoranze.


Blog e progetti multimediali

 

Colory

Si tratta di un blog gestito da un gruppo di giovani con un retroterra migratorio molto diverso che collaborano contro ogni discriminazione. La prospettiva è dichiaratamente intersezionale e l’approccio inclusivo. Propongono contenuti di approfondimento a partire da fatti di cronaca e interviste che raccontano non solo ingiustizie e disuguaglianze, ma anche esperienze positive. L’obiettivo è valorizzare la pluralità culturale e promuovere un cambiamento sociale più consapevole.


Afroitalian souls

Nato nel 2014, questo blog è dedicato alle persone afrodiscendenti in Italia. Propone contenuti su argomenti di attualità, arte, spettacolo, moda e beauty e si propone di dare visibilità ai professionisti afrodiscendenti in questi ambiti. Nel corso degli anni il progetto si è ampliato sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale, tra cui un canale YouTube e più recentemente il podcast Razzismo Made in Italy. Oggi è una piattaforma multimediale attiva soprattutto sui principali social network. 


CHAMPS (Champions of Human Rights And Multipers countering afroPhopia and afrophobic speech)

Progetto finanziato dal programma dell’Unione Europea Rights, Equality and Citizenship e supportato dalla partnership di diverse associazioni (tra cui Il Razzismo è una Brutta Storia e il festival DiverCity). Coinvolge venticinque giovani afroitaliani che si impegnano a contrastare i pregiudizi nei confronti delle persone africane e afro discendenti attraverso la scrittura, i video e il podcast Get under My Skin.


Qualche lettura per approfondire

Camozzi, I., Lo spazio del riconoscimento. Forme di associazionismo migratorio a Milano, Bologna, il  Mulino, 2008.

Chiurco, L., Le seconde generazioni dell’immigrazione e il web, Intervento a “Italiani stranieri d’Italia: ricchezza della diversità e sfide dell’integrazione e del multiculturalismo”, Napoli, Mostra d’Oltremare, 28 ottobre 2014.

Codini E., Riniolo V., L’attivismo delle seconde generazioni e la riforma della legge sulla cittadinanza in Italia, in “Visioni LatinoAmericane”, n.18, 2018 pp. 9-25.

Colucci, M. Il movimento antirazzista in Italia e le politiche migratorie, 1989-2002, in “Italia contemporanea”, n.297, 2021 pp. 125-144.

Evolvi G., Hybrid Muslim identities in digital space: The italian blog Yalla in “Social Compass” 2017 v. 64, n.2 2017 pp. 220-232.

Frisina, A., Giovani Musulmani d’Italia. Trasformazioni socio-culturali e domande di cittadinanza intervento al convegno “Giovani musulmani in Europa. Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali” Torino, 11 giugno 2004.

Frisina A., Tesfau M.G., Decolonizzare la città. L’antirazzismo come contro-politica della memoria. E poi? in “Studi culturali” vol. XVII, n. 3, 2020 p. 399- 412.

Hakuzwimana E., E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana, Gallarate, People, 2019.

Lannutti V., Le seconde generazioni nella Regione Marche: modalità relazionali dei giovani migranti in Sospiro G. (a cura di), Tracce di G2. Le seconde generazioni negli Stai Uniti, in Europa e in Italia, Franco Angeli, Milano,2010, pp. 124–170.

Makaping, G., Traiettorie di sguardi: e se gli altri foste voi? Soveria Manelli, Rubbettino, 2001.

Obasuyi, O.Q.D., Corpi estranei. Il razzismo rimosso che appiattisce le diversità, Gallarate, People, 2020.

Rebughini, P. Le metamorfosi e i limiti dell’antirazzismo in Europa: tra lotta politica e affermazione culturale, in “Studi di Sociologia”, vol. 28, n.3, 2000 pp. 311-326.

Riccio, B., Russo, M. Ponti in costruzione tra de-territorializzazione e ri-territorializzazione. Cittadinanza e associazioni di “seconde generazioni” a Bologna, in “Lares” vo. 75, n. 3, 2009, pp.439-468.

Riniolo, V., I nuovi volti del cambiamento: le seconde generazioni in Italia, in “Venticinquesimo Rapporto ISMU sulle migrazioni (2019)”, Milano, Franco Angeli, 2020, pp. 291-305

Saitta, E. Ethnicity and organizational process in “mixed” media. The case of Yalla Italia, in Bond E., Bonsaver G., Faloppa F. (edited by) Destination Italy. Representing Migration in Contemporary Media and Narrative, Peter Lang, 2015.

Uyangoda, N. L’unica persona nera nella stanza, Roma, 66thand2nd, 2021.

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Voci contro la discriminazione. Per una mappatura dell’attivismo di origine immigrata
22 February 2023

di Giulia Liti con la collaborazione di Yassin Dia

Nel corso degli ultimi trent’anni si sono sviluppati numerosi movimenti, reti e associazioni volti a dar voce alle persone con un retroterra migratorio e a contrastare le discriminazioni. Oggi, sempre più persone di origine straniera impiegano diverse strategie per far sentire la propria voce online e offline. In questo articolo, dopo alcuni accenni alla storia di questo fenomeno, presentiamo una selezione delle diverse piattaforme che oggi si occupano di discriminazione e di strategie per contrastarla.

Dalla advocacy indiretta al protagonismo diretto

Le prime azioni di contrasto alla discriminazione nei confronti dei migranti risalgono agli anni Novanta. È possibile individuare una prima fase, tra il 1989 e il 1998, in cui prevalsero le strategie di advocacy e di mediazione per i diritti dei migranti da parte di attivisti e associazioni italiane. La mediazione da parte di attivisti e associazioni italiane era essenziale per permettere agli stranieri di far sentire la propria voce e di presentare istanze alle istituzioni nazionali (Colucci, 2021). Un ruolo molto importante in questo senso fu svolto dalla rete nazionale antirazzista, attiva tra il 1995 e il 1998. La rete si occupò di fare pressione per la regolarizzazione e per una revisione in senso più garantista e inclusivo dei dispositivi giuridici riguardanti la migrazione. Si impegnò anche per favorire un cambiamento sociale in ambito educativo e lavorativo, promuovendo l’intercultura nelle scuole e l’advocacy nel volontariato e nel terzo settore.

Con l’inizio del nuovo millennio, iniziò una seconda fase della lotta alle discriminazioni, caratterizzata da una maggiore capacità di azione diretta delle persone di origine straniera. Diversi intellettuali migranti fecero sentire le proprie voci, comunicando le proprie rivendicazioni attraverso la scrittura. Un caso particolare è il saggio Traiettorie di sguardi: e se gli altri siete voi? scritto dall’antropologa e giornalista di origini camerunesi Geneviève Makaping, che non solo rifletteva sull’othering a partire dalla propria esperienza, ma già nel 2001 anticipava temi come il razzismo sistemico e l’intersezionalità, che sarebbero stati al centro del dibattito pubblico italiano diversi anni dopo. Nel 2003 nasceva la rivista online di letteratura della migrazione El ghibli, progetto attivo ancora oggi, che comprende anche un blog e la banca dati BASILI&LIMM dedicata agli scrittori e scrittrici migranti e di seconda generazione. Molti di questi autori usano lo storytelling per decostruire stereotipi e pregiudizi e promuovere il cambiamento sociale. Una delle voci più note è quella di Igiaba Scego, autrice di origini somale, che racconta le difficoltà dei figli di migranti e si impegna a svelare le radici storiche del razzismo in Italia, rompendo il tabù attorno al passato coloniale.

Transizione generazionale

Il passaggio generazionale è stato fondamentale nel favorire la transizione da una fase di advocacy da parte di italiani, ad una di maggiore agency delle persone con un retroterra migratorio per la rivendicazione dei propri diritti. L’esperienza di lotta alle discriminazioni è diversa tra la prima e la seconda generazione. La prima aveva meno occasioni e mezzi per esprimersi in autonomia; si appoggiava spesso ad associazioni e alle istituzioni che promuovevano il diritto alla differenza, la multiculturalità e l’integrazione dei migranti. La seconda, benché si scontrasse con le medesime limitazioni formali vissute precedentemente dai genitori alla partecipazione pubblica per la mancanza della cittadinanza, aveva aspirazioni diverse e maggiori possibilità di esporre le proprie rivendicazioni; criticava la retorica dell’integrazione e puntava al raggiungimento della parità tra i cittadini italiani figli di italiani e quelli figli di stranieri (Lanutti, 2010). Le nuove generazioni parlano per sé stesse e di loro stesse: si organizzano in forme collettive e ricercano strategie operative per il riconoscimento dei propri diritti (Codini e Riniolo, 2018; Riccio e Russo, 2009).

Nascono quindi diverse reti a livello nazionale e associazioni locali che si impegnano su più fronti: ogni associazione persegue obiettivi peculiari, combattendo diverse forme di discriminazione come il razzismo, l’islamofobia o la sinofobia. Emergono però alcuni obiettivi strategici comuni: il superamento degli stereotipi sui figli di immigrati, la lotta per il riconoscimento di pari opportunità nel mondo del lavoro e la modifica alla legge sulla cittadinanza (Camozzi, 2008; Riccio e Russo, 2009). Nel 2005 nasce la rete 2G seconde generazioni, organizzazione nazionale, fondata da figli di immigrati, che si occupa di identità,  incontro tra culture e accesso alla cittadinanza. Tra le associazioni che perseguono obiettivi più specifici c’è “Giovani Musulmani di Italia una realtà che si propone di normalizzare la presenza dell’islam nella cultura italiana e di  contrastare l’idea xenofoba secondo cui la religione musulmana sarebbe incompatibile con l’italianità (Frisina, 2004). Dopo l’11 settembre 2001 e negli anni successivi, il pregiudizio anti-arabo e anti-islamico si è molto diffuso anche in Italia (European Islamophobia Report, 2015). In risposta alle rappresentazioni mediatiche negative e alle retoriche politiche discriminatorie, le comunità musulmane hanno deciso di far sentire la propria voce e di combattere gli stereotipi. Un’altra realtà, presente ormai da quasi vent’anni, è “Associna, nata prima come comunità online e poi come associazione fisica nel 2005, coinvolgendo giovani di origine cinese nati e/o cresciuti in Italia. Oltre ad offrire uno spazio di confronto per le nuove generazioni, l’associazione si rivolge a un pubblico più ampio per sfatare i luoghi comuni sulla presenza cinese in Italia e diffondere informazioni sulla rispettiva cultura  (Riccio e Russo, 2009).

Un’ulteriore novità è l’emergere di alcune associazioni che enfatizzano il fattore di genere. Tra queste vi è, per esempio, Giovani donne di seconda generazione, un’associazione impegnata nel favorire forme di presenza e rappresentanza femminile al di là delle appartenenze nazionali e degli orientamenti religiosi (Chiurco, 2014). Nel corso degli anni, non sono mancate le iniziative promosse dall’alto, ossia a livello istituzionale: una delle più significative è stata l’istituzione nel 2016 del “Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiani – CoNNGI su iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il coordinamento si impegna per favorire l’inclusione delle nuove generazioni in diversi ambiti: scuola, lavoro, sport, cittadinanza attiva e cooperazione internazionale. Attualmente, questa è la rete nazionale di riferimento delle seconde generazioni: essa include oltre trenta associazioni locali la cui capacità di azione è potenziata grazie al patrocinio del Ministero.

L’attivismo di oggi, gli effetti della pandemia e del movimento “Black Lives Matter”

Oggi, la realtà delle associazioni e delle iniziative di persone migranti e di origine immigrata è molto complessa e variegata (Riniolo, 2019). Rispetto ai decenni precedenti vi sono numerosi elementi di continuità e di novità. Rimane la volontà di esprimere le proprie esperienze e riflessioni sulle identità complesse e di contrastare pregiudizi e stereotipi attraverso strumenti e linguaggi diversificati e creativi che includono la scrittura, le immagini e la progettazione sociale. Ci sono però anche molte novità. In particolare, si moltiplicano le manifestazioni pubbliche. Tra queste, vi sono  il Black History Month, un programma che si svolge in diverse città d’Italia per celebrare la storia delle persone nere e la cultura afrodiscendente, e DiverCity, un festival dedicato alla valorizzazione della diversità culturale con un focus sulle rappresentazioni ed espressioni artistiche di persone afrodiscendenti e di altre minoranze.

Tra i fattori che hanno inciso su queste nuove espressioni in modo inaspettato vi è la pandemia. Non è un caso che molti podcast dedicati a queste tematiche siano nati nella primavera del 2020: l’isolamento forzato ha dato più tempo ai creatori per sviluppare i contenuti e agli ascoltatori per fruirli. Se in alcuni casi si è trattato di una tendenza passeggera, molti autori e autrici continuano a portare avanti il loro progetto audio. È interessante notare il carattere transnazionale dei podcast: spesso sono progetti collettivi che parlano di discriminazione nell’Italia di oggi coinvolgendo voci di residenti sia in Italia che all’estero. Anche in questo caso la pandemia ha incentivato le interazioni a distanza, inizialmente come scelta obbligata, ma in seguito come strategia intenzionale per superare i confini attraverso il digitale. 

A seguito dell’uccisione di George Floyd, avvenuta a Minneapolis il 25 Maggio 2020, il movimento Black Lives Matter (BLM) ha ricevuto una grande attenzione e generato un’ondata di proteste a livello globale. In Italia, il discorso sulle discriminazioni razziali e il dibattito su una possibile rimozione dei simboli del passato coloniale (Frisina e Tesfau, 2020) si è subito infiammato e ha dato vita a intense polemiche. Tuttavia, molti progetti proposti sull’onda degli entusiasmi iniziali si sono rivelati effimeri e sono stati abbandonati. Il movimento BLM è stato replicato in diverse città italiane, ma non sempre è stato portato avanti con costanza. Diversi attivisti afrodiscendenti italiani hanno espresso la propria perplessità davanti all’apparizione di frequenti e sporadiche manifestazioni di antirazzismo da parte di persone precedentemente poco interessate al tema,  denunciando una tendenza all’antirazzismo performativo motivato più da un desiderio di visibilità individuale che da un interesse nei confronti della causa. Sebbene gli italiani neri afrodiscendenti siano attivi da più tempo nel contrasto del razzismo, di recente sono emerse voci significative di persone brown o appartenenti ad altre minoranze visibili, che raccontano le loro esperienze e si uniscono alla lotta contro le discriminazioni razziali. 

Intersezioni e interazioni

Nelle iniziative più recenti si afferma spesso una prospettiva intersezionale, impegnata a osservare gli effetti dati dall’interazione di diverse categorie sociali (per citarne alcune: genere, classe, provenienza geografica, razza, orientamento religioso, età). La prospettiva intersezionale permette di costruire relazioni  tra movimenti che si occupano di lotte diverse e persone che si impegnano contemporaneamente su più fronti. Si possono osservare sia attivisti che si occupano di più battaglie contemporaneamente a partire dalla propria esperienza, sia collaborazioni tra gruppi che perseguono obiettivi particolari, ma che trovano un terreno comune di dibattito e solidarietà con gli altri. È possibile sentire sempre più voci di giovani donne che raccontano le relazioni complesse tra diverse discriminazioni – di genere, di razza e religiose. Queste donne raccontano gli effetti di questi pregiudizi attraverso esempi concreti a partire dalla loro vita quotidiana. Oltre agli episodi di discriminazione e razzismo più evidenti (insulti e attacchi diretti), emergono numerose riflessioni su fenomeni più subdoli, tra cui il razzismo istituzionale (cioè insito nell’impostazione stessa delle politiche e dell’azione amministrativa, a prescindere dalle intenzioni soggettive dei decisori e dei burocrati) e le discriminazioni interiorizzate.  

Un altro elemento da tenere in considerazione è l’attuale relazione tra i progetti di attivismo di origine immigrata e le associazioni e attivisti italiani che tendono a presentarsi come degli alleati a supporto della causa, ma con un ridimensionamento del loro ruolo rispetto a quanto accadeva in passato. Tra i progetti che abbiamo individuato nella mappatura troverete alcuni esempi significativi di queste interazioni e intersezioni. Anticipiamo che alcuni dei creatori di contenuti online proposti collaborano spesso tra di loro, ospitandosi reciprocamente sulle rispettive piattaforme e partecipando a iniziative in presenza.

Digitalizzazione e caratteristiche dell’attivismo online

I mezzi digitali svolgono un ruolo molto importante nelle iniziative di contrasto alla discriminazione sin dalla metà degli anni Duemila (Chiurco, 2014). Tra i primi esperimenti online ricordiamo il forum della rete G2 (oggi non più attivo  ma ancora consultabile) e Yalla Italia (Saitta, 2015; Evolvi, 2017).Quest’ultimo era un blog promosso dall’iniziativa di due italiani, Martino Pillitteri (giornalista) e Paolo Branca (professore universitario di islamistica) e gestito da giovani provenienti da contesti arabofoni e accomunati dalla religione musulmana. Gli autori intendevano contrastare lo stigma sulla diversità religiosa e i pregiudizi esistenti nei confronti dei musulmani, raccontando storie di vita quotidiana con un linguaggio semplice e immediato. Dopo una prima fase di assidua pubblicazione e di coinvolgimento di oltre trenta giovani, però, il progetto ha rallentato per essere poi abbandonato alla fine degli anni 2010.

Nel panorama di oggi, ai blog si sono aggiunti altre modalità comunicative, tra cui podcast, canali YouTube e pagine social. Gli strumenti digitali sono diventati più accessibili, rendendo più facile creare un progetto online senza la mediazione di altri attori. I nuovi creatori di contenuti dispongono di una maggiore autonomia e della possibilità di rivolgersi a un pubblico più ampio usando più piattaforme contemporaneamente. I social network sono l’ambito privilegiato di espressione delle nuove voci. Su Instagram, in particolare, si moltiplicano le pagine dedicate all’attivismo migrante e di seconda generazione. I blog, invece,sono meno diffusi rispetto a dieci anni fa, ma continuano a esistere; alcuni progetti nati come blog si sono trasformati nel tempo sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale. Una caratteristica che accomuna diverse persone impegnate nella promozione di contenuti online è l’intenzione di educare il pubblico facendo chiarezza su pregiudizi e fraintendimenti che riguardano le minoranze alle quali appartengono. Questo viene svolto anche offline attraverso la pubblicazione di libri e saggi divulgativi dedicati a questi argomenti (Hakuzwimana, 2019; Obasuyi, 2020; Uyangoda, 2021).   

L’attivismo online presenta vantaggi e svantaggi. Da un lato la rete permette a tutti di partecipare, coinvolgendo persone che si trovano in aree lontane dai centri che promuovono iniziative sul territorio e manifestazioni in presenza. Rispetto al passato, inoltre, ci sono molti più spazi di confronto virtuale e molti più strumenti digitali per interagire. Dall’altro lato, però, ci sono molti limiti: dalla difficoltà di verificare la validità delle informazioni, alla dispersività dei contenuti, al rischio di auto-ghettizzarsi e chiudersi in  nicchie autoreferenziali. Nonostante la rete sia accessibili a molti, non sempre offre condizioni paritarie per quanto riguarda la capacità di azione e visibilità dei diversi soggetti coinvolti nell’attivismo online. Alcuni influencer che si propongono di sostenere le comunità discriminate, offrendo loro la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio rischiano di prevaricare le minoranze in questione, concentrando tutta l’attenzione su di sé . Inoltre, per molti protagonisti del dibattito attuale, la rivendicazione delle pari opportunità è legata alla lotta per le rappresentazioni delle minoranze nei diversi ambiti della società italiana e nei media. Se le nuove voci di origine straniera si sono affermate negli ultimi anni soprattutto online, rimane ancora molto da fare sia nei media che a livello istituzionale.

Il panorama dei progetti digitali dedicati all’attivismo di origine immigrata è molto ampio e in continua trasformazione: non è possibile proporre qui una mappatura esaustiva di tutte le piattaforme attualmente presenti, ma segnaliamo alcuni progetti che ci sembrano particolarmente interessanti.

Podcast

+rom – rum 

di Ivana Nikolic

Il podcast si propone di superare i pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinti. In ogni puntata la conduttrice invita ospiti diversi per approfondire un tema specifico: storie, memorie, iniziative di resistenza e di attivismo rom e sinti. Ivana Nikolic sceglie un approccio inclusivo che permette di allargare gli orizzonti sulle realtà dell’attivismo intersezionale: collabora con persone sinti e rom che si impegnano contemporaneamente in diverse cause e dialoga con attivisti di altre minoranze per scambiare  idee e strategie nella lotta alle discriminazioni.


Your muslim sisters ChitChat

di Kwatar Faik e Aicha Traore

Questo progetto intende contribuire alla rappresentazione online della comunità musulmana italiana, oltre a  contrastare gli stereotipi e l’islamofobia. Le due speakers conversano in maniera molto informale con diversi ospiti, condividendo storie di vita quotidiana. Il tono leggero e chiacchiericcio permette di riflettere su temi molto complessi  in modo facilmente comprensibile a un pubblico poco esperto.


Black coffee

di Emmanuelle Maréchal e Ariam Tekle

Il podcast propone una riflessione sulla pluralità delle identità nere in Italia, approfondendo la diversità e la ricchezza delle esperienze attraverso i racconti dei numerosi ospiti invitati. La grande varietà di argomenti  (il passato coloniale, il razzismo, le riforme della cittadinanza…) consente di osservare il cambiamento della nostra società nel corso del tempo. Le due conduttrici ospitano e dialogano con molti attivisti, dando loro lo spazio necessario per fare conoscere le loro attività. Discutono delle intersezioni tra razzismo, sessismo, islamofobia, omofobia e xenofobia e dei possibili punti di contatto tra le iniziative volte a contrastarli.


Sulla razza

di Natasha Fernando, Maria Mancuso e Nadeesha Uyangoda

Le tre conduttrici propongono un approfondimento divulgativo sul razzismo, facendo riferimento agli studi sulla razza nel mondo anglosassone. A differenza degli altri progetti, questo podcast ha un approccio più analitico e scientifico, soprattutto grazie agli interventi della ricercatrice universitaria Natasha Fernando. L’obiettivo del podcast è spiegare al pubblico italiano termini tecnici della discriminazione che non hanno un corrispondente nella nostra lingua, ma che è importante conoscere per essere più consapevoli dei danni causati dal razzismo.


S/Confini

di Natasha Fernando e Maria Mancuso

Questo podcast, gestito da Natasha Fernando e Maria Mancuso (tra le autrici del successivo podcast “Sulla Razza”) affronta tematiche inerenti alla migrazione e alle questioni identitarie. Le due conduttrici, entrambe emigrate a Londra, offrono un punto di vista particolare sull’Italia di oggi e sull’emigrazione dei giovani italiani all’estero. Senza limitarsi alla propria esperienza, le autrici dialogano  in ogni puntata con ospiti esperti di cittadinanza, multiculturalità, precariato e migrazione.


Pagine Instagram

 

Seconda generazione ita

Questa pagina nasce inizialmente dall’esigenza di un gruppo di figli di immigrati di interrogarsi sulla propria identità. Presto si pone l’obiettivo  di raccontare le storie delle persone di origine immigrata, di dare loro voce e visibilità e di contrastare le discriminazioni. Oltre alla condivisione di storie personali, sulla pagina Instagram è possibile trovare riferimenti a iniziative collettive che intendono promuovere ambienti maggiormente inclusivi nelle scuole e nei luoghi di lavoro.  


Italiani senza cittadinanza

Il focus di questa pagina è sui diritti e sulla richiesta di una nuova riforma sulla cittadinanza. Coinvolge migranti e figli di immigrati a prescindere dal paese di origine, che si riuniscono in iniziative di attivismo online e offline per il riconoscimento dei propri diritti. Uno spazio importante è dedicato anche alla lotta contro il razzismo, lasciando spazio alle voci di chi lo subisce in prima persona e promuovendo la collaborazione con altre realtà attive su questo fronte, come Il razzismo è una brutta storia.


Essere nero

È uno spazio online pensato per dare visibilità agli afro-italiani e afrodiscendenti e mostrare la pluralità delle identità nere in Italia. La pagina Instagram è molto attenta all’attualità, fornendo approfondimenti su fatti di cronaca e denunciando le ingiustizie. Promuove anche modelli positivi e storie di successo di persone nere che possano essere d’ispirazione per giovani che si sentono poco ascoltati e rappresentati e oppressi dagli stereotipi negativi.


Cardamomo Collective

È una galleria virtuale per artisti della diaspora del sud est asiatico. Qui sono esposti disegni, fotografie e opere multimediali che raccontano le culture dei paesi di origine e riflettono sulle esperienze e sulle discriminazioni delle persone brown in Italia, affrontando tematiche ancora poco conosciute dal pubblico italiano. La pagina Instagram diventa uno spazio di espressione e di autodeterminazione delle persone brown, attraverso la valorizzazione del talento artistico e la condivisione delle proprie storie.


Balkan People in Italy

È una comunità online che riunisce le persone di origine balcanica, creando una rete di supporto e uno spazio sicuro per scambiarsi opinioni e condividere le proprie esperienze. Si presenta con un approccio inclusivo che supera le differenze di genere, religione, orientamento sessuale ed è aperto anche alla collaborazione di persone che non fanno parte della diaspora balcanica. Infatti, la pagina Instagram si rivolge a un pubblico esteso. L’obiettivo generale è raccontare la complessità delle culture balcaniche e della diaspora e collaborare con attivisti di altre minoranze.


Blog e progetti multimediali

 

Colory

Si tratta di un blog gestito da un gruppo di giovani con un retroterra migratorio molto diverso che collaborano contro ogni discriminazione. La prospettiva è dichiaratamente intersezionale e l’approccio inclusivo. Propongono contenuti di approfondimento a partire da fatti di cronaca e interviste che raccontano non solo ingiustizie e disuguaglianze, ma anche esperienze positive. L’obiettivo è valorizzare la pluralità culturale e promuovere un cambiamento sociale più consapevole.


Afroitalian souls

Nato nel 2014, questo blog è dedicato alle persone afrodiscendenti in Italia. Propone contenuti su argomenti di attualità, arte, spettacolo, moda e beauty e si propone di dare visibilità ai professionisti afrodiscendenti in questi ambiti. Nel corso degli anni il progetto si è ampliato sperimentando le diverse possibilità offerte dal digitale, tra cui un canale YouTube e più recentemente il podcast Razzismo Made in Italy. Oggi è una piattaforma multimediale attiva soprattutto sui principali social network. 


CHAMPS (Champions of Human Rights And Multipers countering afroPhopia and afrophobic speech)

Progetto finanziato dal programma dell’Unione Europea Rights, Equality and Citizenship e supportato dalla partnership di diverse associazioni (tra cui Il Razzismo è una Brutta Storia e il festival DiverCity). Coinvolge venticinque giovani afroitaliani che si impegnano a contrastare i pregiudizi nei confronti delle persone africane e afro discendenti attraverso la scrittura, i video e il podcast Get under My Skin.


Qualche lettura per approfondire

Camozzi, I., Lo spazio del riconoscimento. Forme di associazionismo migratorio a Milano, Bologna, il  Mulino, 2008.

Chiurco, L., Le seconde generazioni dell’immigrazione e il web, Intervento a “Italiani stranieri d’Italia: ricchezza della diversità e sfide dell’integrazione e del multiculturalismo”, Napoli, Mostra d’Oltremare, 28 ottobre 2014.

Codini E., Riniolo V., L’attivismo delle seconde generazioni e la riforma della legge sulla cittadinanza in Italia, in “Visioni LatinoAmericane”, n.18, 2018 pp. 9-25.

Colucci, M. Il movimento antirazzista in Italia e le politiche migratorie, 1989-2002, in “Italia contemporanea”, n.297, 2021 pp. 125-144.

Evolvi G., Hybrid Muslim identities in digital space: The italian blog Yalla in “Social Compass” 2017 v. 64, n.2 2017 pp. 220-232.

Frisina, A., Giovani Musulmani d’Italia. Trasformazioni socio-culturali e domande di cittadinanza intervento al convegno “Giovani musulmani in Europa. Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali” Torino, 11 giugno 2004.

Frisina A., Tesfau M.G., Decolonizzare la città. L’antirazzismo come contro-politica della memoria. E poi? in “Studi culturali” vol. XVII, n. 3, 2020 p. 399- 412.

Hakuzwimana E., E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana, Gallarate, People, 2019.

Lannutti V., Le seconde generazioni nella Regione Marche: modalità relazionali dei giovani migranti in Sospiro G. (a cura di), Tracce di G2. Le seconde generazioni negli Stai Uniti, in Europa e in Italia, Franco Angeli, Milano,2010, pp. 124–170.

Makaping, G., Traiettorie di sguardi: e se gli altri foste voi? Soveria Manelli, Rubbettino, 2001.

Obasuyi, O.Q.D., Corpi estranei. Il razzismo rimosso che appiattisce le diversità, Gallarate, People, 2020.

Rebughini, P. Le metamorfosi e i limiti dell’antirazzismo in Europa: tra lotta politica e affermazione culturale, in “Studi di Sociologia”, vol. 28, n.3, 2000 pp. 311-326.

Riccio, B., Russo, M. Ponti in costruzione tra de-territorializzazione e ri-territorializzazione. Cittadinanza e associazioni di “seconde generazioni” a Bologna, in “Lares” vo. 75, n. 3, 2009, pp.439-468.

Riniolo, V., I nuovi volti del cambiamento: le seconde generazioni in Italia, in “Venticinquesimo Rapporto ISMU sulle migrazioni (2019)”, Milano, Franco Angeli, 2020, pp. 291-305

Saitta, E. Ethnicity and organizational process in “mixed” media. The case of Yalla Italia, in Bond E., Bonsaver G., Faloppa F. (edited by) Destination Italy. Representing Migration in Contemporary Media and Narrative, Peter Lang, 2015.

Uyangoda, N. L’unica persona nera nella stanza, Roma, 66thand2nd, 2021.

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