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Working paper: Where’s the future?
9 April 2015

Questo working paper, redatto da Ibrahim Awad e Hedayat Selim dell’American University del Cairo, esamina l’evoluzione delle politiche in materia di migrazione di manodopera in due importanti paesi mediterranei di origine dei migranti, l’Egitto e la Tunisia. A seguito delle rivolte popolari scoppiate nel 2011 durante la cosiddetta primavera araba e dei conseguenti cambiamenti di regime, erano elevate le aspettative di un sostanziale rinnovamento delle politiche in materia di migrazione di manodopera (in particolare quelle direttamente correlate agli obiettivi di promozione dell’occupazione all’estero e di protezione dei lavoratori migranti). Tuttavia, a distanza di alcuni anni dall’avvio di questi nuovi processi politici, e nonostante le notevoli differenze nella transizione politica osservate nei due paesi, tali aspettative sembrano rimanere in gran parte insoddisfatte in entrambi i casi. Non si sono registrati cambiamenti significativi nelle istituzioni governative o nelle organizzazioni della società civile che si occupano di migrazione di manodopera in Egitto, mentre in Tunisia è stato compiuto un tentativo più visibile di migliorare l’efficacia delle politiche e delle istituzioni in materia di migrazione di manodopera, anche se ciò non ha stimolato in modo sostanziale i movimenti organizzati verso le tradizionali destinazioni degli immigrati tunisini, vale a dire l’UE e i paesi del Consiglio del Golfo.

 

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Working paper: Where’s the future?
9 April 2015

Questo working paper, redatto da Ibrahim Awad e Hedayat Selim dell’American University del Cairo, esamina l’evoluzione delle politiche in materia di migrazione di manodopera in due importanti paesi mediterranei di origine dei migranti, l’Egitto e la Tunisia. A seguito delle rivolte popolari scoppiate nel 2011 durante la cosiddetta primavera araba e dei conseguenti cambiamenti di regime, erano elevate le aspettative di un sostanziale rinnovamento delle politiche in materia di migrazione di manodopera (in particolare quelle direttamente correlate agli obiettivi di promozione dell’occupazione all’estero e di protezione dei lavoratori migranti). Tuttavia, a distanza di alcuni anni dall’avvio di questi nuovi processi politici, e nonostante le notevoli differenze nella transizione politica osservate nei due paesi, tali aspettative sembrano rimanere in gran parte insoddisfatte in entrambi i casi. Non si sono registrati cambiamenti significativi nelle istituzioni governative o nelle organizzazioni della società civile che si occupano di migrazione di manodopera in Egitto, mentre in Tunisia è stato compiuto un tentativo più visibile di migliorare l’efficacia delle politiche e delle istituzioni in materia di migrazione di manodopera, anche se ciò non ha stimolato in modo sostanziale i movimenti organizzati verso le tradizionali destinazioni degli immigrati tunisini, vale a dire l’UE e i paesi del Consiglio del Golfo.

 

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9 April 2015

Questo working paper, redatto da Ibrahim Awad e Hedayat Selim dell’American University del Cairo, esamina l’evoluzione delle politiche in materia di migrazione di manodopera in due importanti paesi mediterranei di origine dei migranti, l’Egitto e la Tunisia. A seguito delle rivolte popolari scoppiate nel 2011 durante la cosiddetta primavera araba e dei conseguenti cambiamenti di regime, erano elevate le aspettative di un sostanziale rinnovamento delle politiche in materia di migrazione di manodopera (in particolare quelle direttamente correlate agli obiettivi di promozione dell’occupazione all’estero e di protezione dei lavoratori migranti). Tuttavia, a distanza di alcuni anni dall’avvio di questi nuovi processi politici, e nonostante le notevoli differenze nella transizione politica osservate nei due paesi, tali aspettative sembrano rimanere in gran parte insoddisfatte in entrambi i casi. Non si sono registrati cambiamenti significativi nelle istituzioni governative o nelle organizzazioni della società civile che si occupano di migrazione di manodopera in Egitto, mentre in Tunisia è stato compiuto un tentativo più visibile di migliorare l’efficacia delle politiche e delle istituzioni in materia di migrazione di manodopera, anche se ciò non ha stimolato in modo sostanziale i movimenti organizzati verso le tradizionali destinazioni degli immigrati tunisini, vale a dire l’UE e i paesi del Consiglio del Golfo.

 

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