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PUBBLICAZIONI
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Changement de politique publique ou modification de style de politique publique?
20 Febbraio 2017

Segnaliamo l’articolo di T. Caponio, I. Ponzo e R. Ricucci dal titolo, Changement de politique publique ou modification de style de politique publique?, pubblicato in M. Sacco, C. Torrekens and I. Adam, Circulation des idées et des modéles: les transformations de l’action publique en question. Le cas des politiques d’intégration, Louvain-La-Neuve: Academia-L’Harmattan, 2016.

Disponibile per l’acquisto sul sito: http://www.editions-harmattan.fr/index.asp?navig=catalogue&obj=livre&no=52102

Abstract

IT. Le relazioni interculturali e interreligiose rappresentano oggetti centrali delle politiche sull’immigrazione contemporanee. Il motto “Insieme nella diversità” dell’anno interculturale dell’UE (decisione n. 1983/2006 / CE.), sottolinea l’ambizione di costruire una società coesa e integrata, andando oltre alle differenze di gruppo e alla diversità individuale. Attraverso diversi programmi e network, come ad esempio il Programma “Città interculturali” promosso dal Consiglio d’Europa e il progetto CLIP (Città per le Politiche di Integrazione Locale), le città sono state chiamate ad assumere un ruolo attivo in questo senso, dal momento che è proprio a livello locale dove avvengono i contatti tra i diversi gruppi culturali, etnici e/o religiosi e dove la necessità di dialogo è sentita come più urgente.
La ricerca sulle politiche interculturali può essere considerata per molti aspetti legata a discorsi normativi sulla desiderabilità di una “terza via”, intesa come alternativa alle insidie dei “passati” modelli multiculturali, da un lato, e assimilazionisti, dall’altro: dialogo culturale, mediazione dei conflitti e relazioni inter-gruppo positive sono spesso considerate le fondamenta di una strategia politica interculturale. Tuttavia, questi elementi possono assumere declinazioni e coinvolgere attori differenti nei diversi contesti locali, rivelando diverse concezioni della politica interculturale.
L’obiettivo principale di questo articolo è quello di indagare il framing delle politiche interculturali in tre città dell’Europa meridionale: Torino in Italia, Valencia in Spagna e Lisbona in Portogallo. Ciò che emerge è che, nonostante l’affermarsi di un discorso politico sull’intercultura sempre più elaborato nelle tre città considerate e il moltiplicarsi di Forum internazionali e Programmi dedicati al tema come quelli citati sopra, a livello locale ciò che è accaduto è che politiche avviate ben prima dell’emergere di un discorso internazionale sull’intercultura sono state semplicemente ridefinite “interculturali”; si è assistito cioè a un nuovo “etichettamento” delle politiche e un mutamento del discorso locale sull’integrazione, senza che ciò sia stato accompagnato da cambiamenti di rilievo nelle prassi consolidate.


EN. Intercultural and inter-religious relations have become key concerns today in immigrant policy and policymaking. The motto “Together in diversity” of the 2008 EU intercultural year (Decision n. 1983/2006/EC) points out the ambition of building – out of group differences and individual diversity – a cohesive and integrated society. Through different fora and programmes, such as the Intercultural City programme of the Council of Europe and the CLIP (Cities for Local Integration Policies) project, cities have been called upon to take an active role in this respect, since it is at a local level that contacts between different cultural, ethnic and/or religious groups take place, and the necessity for effective conditions of dialogue is most urgently felt.
Existing scientific research on intercultural policies can be regarded in many respects as stemming from these normative discourses on the desirability of a “third way”, intended as an alternative to the pitfalls of “past” multicultural and assimilationist models. Yet there seems to be still scarce attention for what actually happens on the ground, i.e. for how policymakers perceive and frame intercultural relations. Cultural dialogue, conflict mediation and positive inter-group relations are often assumed as the corner stones of the intercultural policy approach, yet these can take different forms and involve different actors, thus revealing different understandings of intercultural policy.
The main goal of this article is to unravel the framing of intercultural policy in three Southern European cities, i.e. Turin in Italy, Valencia in Spain and Lisbon in Portugal. Notwithstanding the developing in the last decade of a more and more elaborated policy discourse on interculturality in these three cities, our hypothesis is that the policies actually carried out can be better understood as a patchwork of different initiatives stemming from local contingent experiences on immigrants integration. International fora and programmes as those mentioned above, do not seem to have exerted any significant impact in this respect: policies which were started well before the emerging of an international discourse on interculturality have just be re-labbelled as “intercultural”, implying a symbolic changing in the local dicourse on integration but almost no change in established practices.

a cura di:
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Changement de politique publique ou modification de style de politique publique?
20 Febbraio 2017

Segnaliamo l’articolo di T. Caponio, I. Ponzo e R. Ricucci dal titolo, Changement de politique publique ou modification de style de politique publique?, pubblicato in M. Sacco, C. Torrekens and I. Adam, Circulation des idées et des modéles: les transformations de l’action publique en question. Le cas des politiques d’intégration, Louvain-La-Neuve: Academia-L’Harmattan, 2016.

Disponibile per l’acquisto sul sito: http://www.editions-harmattan.fr/index.asp?navig=catalogue&obj=livre&no=52102

Abstract

IT. Le relazioni interculturali e interreligiose rappresentano oggetti centrali delle politiche sull’immigrazione contemporanee. Il motto “Insieme nella diversità” dell’anno interculturale dell’UE (decisione n. 1983/2006 / CE.), sottolinea l’ambizione di costruire una società coesa e integrata, andando oltre alle differenze di gruppo e alla diversità individuale. Attraverso diversi programmi e network, come ad esempio il Programma “Città interculturali” promosso dal Consiglio d’Europa e il progetto CLIP (Città per le Politiche di Integrazione Locale), le città sono state chiamate ad assumere un ruolo attivo in questo senso, dal momento che è proprio a livello locale dove avvengono i contatti tra i diversi gruppi culturali, etnici e/o religiosi e dove la necessità di dialogo è sentita come più urgente.
La ricerca sulle politiche interculturali può essere considerata per molti aspetti legata a discorsi normativi sulla desiderabilità di una “terza via”, intesa come alternativa alle insidie dei “passati” modelli multiculturali, da un lato, e assimilazionisti, dall’altro: dialogo culturale, mediazione dei conflitti e relazioni inter-gruppo positive sono spesso considerate le fondamenta di una strategia politica interculturale. Tuttavia, questi elementi possono assumere declinazioni e coinvolgere attori differenti nei diversi contesti locali, rivelando diverse concezioni della politica interculturale.
L’obiettivo principale di questo articolo è quello di indagare il framing delle politiche interculturali in tre città dell’Europa meridionale: Torino in Italia, Valencia in Spagna e Lisbona in Portogallo. Ciò che emerge è che, nonostante l’affermarsi di un discorso politico sull’intercultura sempre più elaborato nelle tre città considerate e il moltiplicarsi di Forum internazionali e Programmi dedicati al tema come quelli citati sopra, a livello locale ciò che è accaduto è che politiche avviate ben prima dell’emergere di un discorso internazionale sull’intercultura sono state semplicemente ridefinite “interculturali”; si è assistito cioè a un nuovo “etichettamento” delle politiche e un mutamento del discorso locale sull’integrazione, senza che ciò sia stato accompagnato da cambiamenti di rilievo nelle prassi consolidate.


EN. Intercultural and inter-religious relations have become key concerns today in immigrant policy and policymaking. The motto “Together in diversity” of the 2008 EU intercultural year (Decision n. 1983/2006/EC) points out the ambition of building – out of group differences and individual diversity – a cohesive and integrated society. Through different fora and programmes, such as the Intercultural City programme of the Council of Europe and the CLIP (Cities for Local Integration Policies) project, cities have been called upon to take an active role in this respect, since it is at a local level that contacts between different cultural, ethnic and/or religious groups take place, and the necessity for effective conditions of dialogue is most urgently felt.
Existing scientific research on intercultural policies can be regarded in many respects as stemming from these normative discourses on the desirability of a “third way”, intended as an alternative to the pitfalls of “past” multicultural and assimilationist models. Yet there seems to be still scarce attention for what actually happens on the ground, i.e. for how policymakers perceive and frame intercultural relations. Cultural dialogue, conflict mediation and positive inter-group relations are often assumed as the corner stones of the intercultural policy approach, yet these can take different forms and involve different actors, thus revealing different understandings of intercultural policy.
The main goal of this article is to unravel the framing of intercultural policy in three Southern European cities, i.e. Turin in Italy, Valencia in Spain and Lisbon in Portugal. Notwithstanding the developing in the last decade of a more and more elaborated policy discourse on interculturality in these three cities, our hypothesis is that the policies actually carried out can be better understood as a patchwork of different initiatives stemming from local contingent experiences on immigrants integration. International fora and programmes as those mentioned above, do not seem to have exerted any significant impact in this respect: policies which were started well before the emerging of an international discourse on interculturality have just be re-labbelled as “intercultural”, implying a symbolic changing in the local dicourse on integration but almost no change in established practices.

a cura di:
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20 Febbraio 2017

Segnaliamo l’articolo di T. Caponio, I. Ponzo e R. Ricucci dal titolo, Changement de politique publique ou modification de style de politique publique?, pubblicato in M. Sacco, C. Torrekens and I. Adam, Circulation des idées et des modéles: les transformations de l’action publique en question. Le cas des politiques d’intégration, Louvain-La-Neuve: Academia-L’Harmattan, 2016.

Disponibile per l’acquisto sul sito: http://www.editions-harmattan.fr/index.asp?navig=catalogue&obj=livre&no=52102

Abstract

IT. Le relazioni interculturali e interreligiose rappresentano oggetti centrali delle politiche sull’immigrazione contemporanee. Il motto “Insieme nella diversità” dell’anno interculturale dell’UE (decisione n. 1983/2006 / CE.), sottolinea l’ambizione di costruire una società coesa e integrata, andando oltre alle differenze di gruppo e alla diversità individuale. Attraverso diversi programmi e network, come ad esempio il Programma “Città interculturali” promosso dal Consiglio d’Europa e il progetto CLIP (Città per le Politiche di Integrazione Locale), le città sono state chiamate ad assumere un ruolo attivo in questo senso, dal momento che è proprio a livello locale dove avvengono i contatti tra i diversi gruppi culturali, etnici e/o religiosi e dove la necessità di dialogo è sentita come più urgente.
La ricerca sulle politiche interculturali può essere considerata per molti aspetti legata a discorsi normativi sulla desiderabilità di una “terza via”, intesa come alternativa alle insidie dei “passati” modelli multiculturali, da un lato, e assimilazionisti, dall’altro: dialogo culturale, mediazione dei conflitti e relazioni inter-gruppo positive sono spesso considerate le fondamenta di una strategia politica interculturale. Tuttavia, questi elementi possono assumere declinazioni e coinvolgere attori differenti nei diversi contesti locali, rivelando diverse concezioni della politica interculturale.
L’obiettivo principale di questo articolo è quello di indagare il framing delle politiche interculturali in tre città dell’Europa meridionale: Torino in Italia, Valencia in Spagna e Lisbona in Portogallo. Ciò che emerge è che, nonostante l’affermarsi di un discorso politico sull’intercultura sempre più elaborato nelle tre città considerate e il moltiplicarsi di Forum internazionali e Programmi dedicati al tema come quelli citati sopra, a livello locale ciò che è accaduto è che politiche avviate ben prima dell’emergere di un discorso internazionale sull’intercultura sono state semplicemente ridefinite “interculturali”; si è assistito cioè a un nuovo “etichettamento” delle politiche e un mutamento del discorso locale sull’integrazione, senza che ciò sia stato accompagnato da cambiamenti di rilievo nelle prassi consolidate.


EN. Intercultural and inter-religious relations have become key concerns today in immigrant policy and policymaking. The motto “Together in diversity” of the 2008 EU intercultural year (Decision n. 1983/2006/EC) points out the ambition of building – out of group differences and individual diversity – a cohesive and integrated society. Through different fora and programmes, such as the Intercultural City programme of the Council of Europe and the CLIP (Cities for Local Integration Policies) project, cities have been called upon to take an active role in this respect, since it is at a local level that contacts between different cultural, ethnic and/or religious groups take place, and the necessity for effective conditions of dialogue is most urgently felt.
Existing scientific research on intercultural policies can be regarded in many respects as stemming from these normative discourses on the desirability of a “third way”, intended as an alternative to the pitfalls of “past” multicultural and assimilationist models. Yet there seems to be still scarce attention for what actually happens on the ground, i.e. for how policymakers perceive and frame intercultural relations. Cultural dialogue, conflict mediation and positive inter-group relations are often assumed as the corner stones of the intercultural policy approach, yet these can take different forms and involve different actors, thus revealing different understandings of intercultural policy.
The main goal of this article is to unravel the framing of intercultural policy in three Southern European cities, i.e. Turin in Italy, Valencia in Spain and Lisbon in Portugal. Notwithstanding the developing in the last decade of a more and more elaborated policy discourse on interculturality in these three cities, our hypothesis is that the policies actually carried out can be better understood as a patchwork of different initiatives stemming from local contingent experiences on immigrants integration. International fora and programmes as those mentioned above, do not seem to have exerted any significant impact in this respect: policies which were started well before the emerging of an international discourse on interculturality have just be re-labbelled as “intercultural”, implying a symbolic changing in the local dicourse on integration but almost no change in established practices.

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